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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Busnago, sei anni di persecuzioni: l’irruzione lo porta in carcere

Un quarantenne è stato arrestato dopo aver cercato di entrare nella casa dei genitori dell’ex compagna, rifugiata con i figli dopo anni di minacce e violenze

È stato il tentativo di intrusione nell’abitazione dei genitori dell’ex compagna a far scattare l’intervento decisivo dell’autorità giudiziaria. Un quarantenne di Busnago è finito in carcere con l’accusa di atti persecutori, al termine degli accertamenti svolti dai carabinieri della stazione di Bellusco sotto il coordinamento della Procura di Monza.

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L’irruzione dopo le minacce

La sera del 23 settembre l’uomo avrebbe raggiunto la casa dove la donna si era trasferita insieme ai figli minorenni. Prima, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe effettuato diversi appostamenti nei pressi dell’abitazione e inviato numerose telefonate dal tono intimidatorio.

Sul telefono dell’ex compagna sarebbero poi arrivate immagini dal contenuto macabro: una ritraeva il cane dell’uomo ormai morto, mentre altre mostravano un cadavere. Poco dopo, il quarantenne avrebbe scavalcato la recinzione dell’abitazione dei genitori della donna, tentando di accedere all’interno.


Sei anni di paura per la donna

Il giorno successivo, il 24 settembre, la vittima si è presentata dai carabinieri e ha raccontato una lunga serie di episodi. La relazione, stando alla denuncia, sarebbe stata segnata per oltre sei anni da minacce di morte, insulti, aggressioni e comportamenti persecutori.

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La situazione aveva spinto la donna a lasciare la casa condivisa e a cercare riparo dai genitori insieme ai figli. Nel quadro ricostruito dai militari rientrerebbero anche pedinamenti ripetuti e il danneggiamento dell’automobile dell’ex compagna, oltre ai messaggi e alle immagini ricevute sul cellulare.


Il gip dispone la custodia cautelare

Gli elementi raccolti durante le verifiche hanno portato gli investigatori a delineare, secondo l’accusa, una condotta ripetuta e potenzialmente pericolosa. La Procura di Monza ha quindi chiesto una misura cautelare più severa, considerando concreto il rischio che gli episodi potessero ripetersi.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza ha accolto la richiesta e disposto la custodia in carcere. L’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri nella serata del 9 ottobre: l’uomo è stato accompagnato nella casa circondariale di Monza, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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