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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Brignone, il recupero non basta: il monito a Sinner

La sciatrice azzurra racconta il lungo percorso dopo il grave infortunio e spiega perché il ritorno alle gare non può precedere il pieno benessere fisico.

Il tennis è l’attività che Federica Brignone rimpiange maggiormente da quando l’infortunio le ha cambiato la quotidianità: «Giocare a tennis». La sciatrice, ancora alle prese con i postumi del problema alla gamba sinistra, non può infatti dedicarsi allo sport che ama nel tempo libero.

Prima dell’intervento di agosto aveva comunque cercato di mantenere il contatto con attività diverse dallo sci. In Sardegna si era cimentata con il kitesurf, incontrando però difficoltà nonostante le condizioni favorevoli, mentre con la mountain bike aveva affrontato percorsi in discesa.

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Tra adrenalina e sogni lontani

Brignone considera la discesa in bicicletta un esercizio utile anche per la mente, perché le restituisce sensazioni vicine a quelle provate sugli sci. Il surf resta un altro desiderio, anche se per praticarlo con continuità, ha osservato con ironia, le servirebbe «una casa sull’oceano…».

Il ritorno alla normalità, però, resta ancora incompleto. Dopo l’operazione del 25 agosto, necessaria per togliere placca e viti, i progressi nella camminata sono arrivati, ma il dolore continua a condizionare le giornate della campionessa.


A Sinner chiede pazienza

Durante l’estate, al J Medical di Torino, Brignone ha incontrato Jannik Sinner. Al tennista ha suggerito di non trasformare la fretta in un ostacolo: «Il mio consiglio è prendersi il tempo che gli serve».

La sciatrice ha riconosciuto di avere spesso ignorato i segnali fisici durante la carriera, pagando nel tempo quella scelta. A suo giudizio, il recupero di Sinner può essere particolarmente delicato proprio perché il problema non gli impedisce di camminare e un atleta tende naturalmente a non fermarsi mai. Tuttavia, Brignone considera il numero uno altoatesino capace di tornare ai massimi livelli una volta ritrovata la piena efficienza.

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Un ritorno senza scadenza

Il 3 aprile 2025, ai Campionati italiani in Val di Fassa, una caduta nella seconda manche del gigante aveva provocato la frattura di tibia e perone, oltre a gravi danni al ginocchio sinistro. Nonostante quell’incidente, a febbraio Brignone aveva conquistato due ori ai Giochi di Milano-Cortina, nel supergigante e nello slalom gigante.

Quelle medaglie sono arrivate dopo mesi in cui la partecipazione olimpica sembrava difficile da immaginare. Brignone non considera però un errore essersi assunta quei rischi: secondo il suo racconto, sentiva di avere la situazione sotto controllo, pur sapendo che ogni discesa comporta una componente di pericolo.


Il dolore viene prima delle gare

Il cammino agonistico non ripartirà sabato 24 ottobre da Sölden, sede dell’apertura della Coppa del Mondo. La data del rientro resta incerta, perché l’obiettivo non è soltanto rimettere gli sci, ma recuperare una condizione soddisfacente nella vita di tutti i giorni.

A otto mesi dai due titoli olimpici, la campionessa ammette di temere conseguenze durature: «Avrò strascichi per sempre». La priorità, dunque, è tornare a muoversi senza dolore; soltanto in seguito potrà essere valutata la possibilità di affrontare nuovamente le competizioni.

La sua vicenda è stata raccontata anche nel documentario “Federica – L’ultima Olimpiade”, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Le immagini seguono la riabilitazione e il percorso che l’ha condotta ai Giochi, compreso il momento in cui, dopo il traguardo del gigante, ha realizzato di essere diventata campionessa olimpica davanti al presidente della Repubblica.

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