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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Brexit, Londra riapre il dossier: l’Ue chiede una scelta strategica

Mika Aaltola giudica l’apertura di Andy Burnham un possibile cambio di passo, ma avverte: il vertice di novembre dirà se alle parole seguiranno proposte concrete

L’ipotesi di un riavvicinamento del Regno Unito all’Unione europea torna nel dibattito politico britannico. Andy Burnham è il primo premier di Londra, dopo l’uscita dall’Ue, ad ammettere pubblicamente che il divorzio potrebbe aver danneggiato il Paese. Per Mika Aaltola, eurodeputato finlandese del Ppe e vicepresidente della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con Westminster, si tratta del segnale più significativo arrivato dal governo britannico nell’ultimo decennio.

Aaltola invita però a non confondere l’ammissione degli effetti negativi della Brexit con un piano già definito. Il passaggio decisivo sarà il vertice tra Unione e Regno Unito previsto a novembre, quando Londra dovrà indicare quali impegni concreti intende assumere.


Bruxelles apre, ma senza concessioni illimitate

Secondo l’eurodeputato, l’Unione dovrebbe rispondere all’apertura britannica con una propria iniziativa politica. Sul tavolo potrebbero finire la mobilità dei giovani e un rafforzamento dei rapporti economici, ma ogni progresso dovrebbe rispettare alcuni limiti già noti.

«I diritti comportano degli obblighi e il mercato unico non può essere smantellato pezzo per pezzo», osserva Aaltola. Proprio gli scambi per i giovani, aggiunge, rappresenterebbero il modo più immediato per verificare la volontà di collaborazione di Londra.

L’eventuale ritorno del Regno Unito nell’Unione, tuttavia, non è considerato dall’eurodeputato il tema immediato. Una decisione del genere spetterebbe comunque ai cittadini britannici. Nel frattempo, anche una semplice revisione dell’Accordo di commercio e cooperazione successivo alla Brexit non sarebbe sufficiente a risolvere le questioni di fondo.


Sicurezza ed economia al centro del vertice

La scelta strategica, nella lettura di Aaltola, riguarda la collocazione futura della Gran Bretagna: dentro il sistema europeo di sicurezza ed economia oppure al suo esterno, mantenendo con esso rapporti paralleli. Per affrontare il tema, il vicepresidente della delegazione parlamentare propone un documento affidato a personalità autorevoli e poco legate alla politica di parte, con una valutazione schietta e un percorso valido per i prossimi vent’anni.

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Il Parlamento europeo dovrebbe essere coinvolto fin dall’inizio di qualunque nuova trattativa, perché ogni accordo avrebbe bisogno del suo consenso. L’Assemblea parlamentare di partenariato tra Unione e Regno Unito viene indicata come il luogo più adatto per costruire un sostegno condiviso sulle due sponde della Manica.

Al vertice di novembre, la priorità dovrebbe andare a difesa e sicurezza, compreso il comparto industriale, seguite dalla capacità di resistere alle crisi economiche. Aaltola richiama il contesto internazionale segnato dal confronto con la Russia, da un atteggiamento più orientato agli interessi da parte degli Stati Uniti e dalla crescente frammentazione degli scambi commerciali.

Tra gli elementi già emersi figura l’offerta britannica di rafforzare la protezione dei Paesi della Forza di spedizione congiunta attraverso nuove unità di reazione rapida e l’impiego del proprio deterrente nucleare. L’intesa dovrebbe essere firmata a Oslo a novembre. Per Aaltola, questo impegno dimostra le capacità di Londra quando decide di agire, ma il vertice dovrà verificare se la stessa determinazione riguarderà l’intero rapporto con l’Ue.

«La diagnosi non è ancora una strategia», sintetizza l’eurodeputato, secondo cui le due parti non possono limitarsi a mantenere contatti occasionali su questioni separate.

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