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Attualità 5 min di lettura3 ore fa

Brasile spaccato: Bolsonaro sfida Lula al ballottaggio

Il primo turno consegna un Paese diviso e un vantaggio inatteso per Flávio Bolsonaro, mentre il 25 ottobre si deciderà la successione alla presidenza.

Il voto ha confermato una frattura geografica ormai evidente: Lula conserva un consenso molto forte nel Nordest, dove in diversi stati ha superato il 60 per cento e in Piauí è andato oltre il 70 per cento. Flávio Bolsonaro si è imposto invece in numerose aree del Sud e del Centro Ovest, rafforzando la posizione della destra in vista del secondo turno.


Washington entra nella contesa brasiliana

Il confronto elettorale è stato influenzato anche dai rapporti con gli Stati Uniti. Donald Trump non ha espresso un appoggio formale a Flávio Bolsonaro, ma ha manifestato apprezzamento nei suoi confronti e ha dichiarato di seguire con attenzione la competizione. In passato il presidente statunitense aveva costruito un rapporto stretto con Jair Bolsonaro.

Negli ultimi anni i rapporti fra Washington e Brasília sono stati segnati da contrasti sul commercio, sulla sicurezza e sul procedimento giudiziario contro l’ex presidente. Lula ha accusato più volte l’amministrazione statunitense di intromettersi nelle vicende interne brasiliane, trasformando la difesa della sovranità nazionale in uno dei messaggi della propria campagna. Il governo brasiliano ha inoltre contestato i dazi del 50 per cento sulle importazioni dal Brasile, collegati da Trump anche alla situazione giudiziaria di Jair Bolsonaro.


Un vantaggio che non basta

Con lo spoglio concluso, Flávio Bolsonaro ha raggiunto circa 56,1 milioni di voti, mentre Lula si è fermato a 53,8 milioni. Il distacco ha smentito le previsioni di molti sondaggi, che alla vigilia assegnavano al presidente uscente un margine, seppur ridotto, sul suo avversario.

Lula ha definito l’esito «inaspettato» e ha riconosciuto di aver ritenuto possibile una vittoria già nella prima giornata elettorale. Rivolgendosi ai suoi sostenitori, ha annunciato: «Domani inizieremo una nuova campagna elettorale». Per ottenere la presidenza, però, nessuno dei due ha raggiunto la soglia richiesta al primo turno: la decisione arriverà il 25 ottobre.

Il risultato ridimensiona le aspettative di Lula, che a 80 anni punta a conquistare un quarto mandato non consecutivo. Il leader del Partito dei Lavoratori aveva già guidato il Paese dal 2003 al 2010 e nel 2022 era tornato al potere battendo Jair Bolsonaro con appena 1,8 punti percentuali di vantaggio. Questa volta il candidato della famiglia rivale è Flávio, 45 anni, senatore e figlio dell’ex presidente.


Due idee opposte per il Paese

La proposta di Lula si è concentrata sulla continuità con le politiche sociali dei governi del Partito dei Lavoratori, sulla lotta alle disuguaglianze e sulla salvaguardia delle istituzioni democratiche. Prima del voto aveva descritto la scelta elettorale come un confronto fra modelli incompatibili, richiamando la contrapposizione «tra il rafforzamento del regime democratico e la barbarie, tra il progresso e l’arretratezza».

Flávio Bolsonaro ha costruito la propria campagna su sicurezza, tasse e riduzione del ruolo pubblico nell’economia. Ha insistito sull’aumento dei reati e sulle difficoltà affrontate dalle famiglie, imputando all’esecutivo di Lula risposte insufficienti. Il suo programma comprende pene più severe, un contrasto più duro alla criminalità organizzata e regole meno rigide per la circolazione delle armi.

Lula ha replicato proponendo un approccio diverso alla criminalità organizzata: secondo il presidente, l’azione dello Stato dovrebbe colpire soprattutto gli arsenali dei gruppi criminali, i loro finanziamenti e le attività economiche che ne sostengono la presenza. Bolsonaro ha invece cercato un rapporto politico più stretto con gli Stati Uniti di Trump.


Economia, accuse e voto decisivo

Anche il portafoglio degli elettori ha avuto un peso rilevante. Durante la presidenza Lula sono calati sia la disoccupazione sia le disuguaglianze, ma restano diffuse le preoccupazioni per i prezzi elevati, i debiti delle famiglie e una crescita considerata debole. Il debito pubblico ha oltrepassato l’82 per cento del prodotto interno lordo, mentre le stime sull’espansione economica sono state ridotte per quest’anno e per il prossimo.

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Negli ultimi mesi il governo ha rafforzato alcuni interventi sociali e adottato misure per alleggerire l’indebitamento delle famiglie. Bolsonaro ha provato invece a raccogliere il malcontento legato alla pressione fiscale e alle condizioni economiche. A rendere ancora più incerto il ballottaggio contribuisce il dato sugli altri candidati: circa l’8 per cento degli elettori ha scelto nomi diversi dai due principali, e una parte consistente di questi voti proviene dall’area conservatrice.

La campagna ha riportato al centro anche il tema della corruzione. Flávio Bolsonaro è oggetto di un’indagine sui presunti illeciti relativi al finanziamento di un film dedicato al padre. Il senatore ha confermato di aver ricevuto denaro dall’imprenditore Daniel Vorcaro, coinvolto nell’inchiesta sul dissesto di Banco Master, ma ha respinto ogni accusa.

Nella stessa vicenda è comparso anche Alexandre de Moraes, giudice della Corte Suprema contestato dalla destra e protagonista del procedimento contro Jair Bolsonaro. Moraes ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle irregolarità ipotizzate.


La destra cresce anche in Parlamento

Jair Bolsonaro, pur escluso dalla corsa, è rimasto il principale riferimento politico della campagna del figlio. L’ex presidente sta scontando una condanna a 27 anni per il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni del 2022. Flávio ha promesso di agire a favore del padre in caso di vittoria e ha continuato a esibirne il sostegno, cercando però di presentarsi come una figura meno radicale.

La strategia ha unito simboli del bolsonarismo e un tentativo di allargamento del consenso. Durante alcuni appuntamenti pubblici il candidato ha mostrato immagini del padre e mobilitato la base che lo aveva portato alla presidenza nel 2018. Parallelamente ha cercato di convincere conservatori non necessariamente legati alla famiglia Bolsonaro, ma determinati a impedire un nuovo mandato di Lula.

Nella stessa giornata si votava anche per la Camera, una parte del Senato, i governi statali e le assemblee locali. I candidati di destra hanno ottenuto risultati importanti in varie competizioni; fra gli eletti figurano anche esponenti della famiglia Bolsonaro. Tarcísio de Freitas, già ministro di Jair Bolsonaro e personalità di primo piano dell’area conservatrice, è stato confermato alla guida dello stato di São Paulo.

Il nuovo assetto parlamentare potrebbe condizionare il futuro governo anche in caso di successo di Lula. Un Congresso più orientato a destra renderebbe più complessa l’attuazione del suo programma e aumenterebbe l’influenza dei partiti vicini a Bolsonaro. Il Senato avrebbe inoltre un ruolo delicato, perché può avviare procedimenti contro i giudici della Corte Suprema: è una delle richieste più insistenti del movimento bolsonarista.

Le autorità elettorali hanno riferito che le operazioni si sono svolte senza anomalie capaci di compromettere la consultazione. Il confronto sulle presunte interferenze straniere è rimasto acceso sul piano politico, ma non sono emersi elementi indicati dagli organismi elettorali come tali da mettere in dubbio la validità del voto.

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