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Attualità 1 min di lettura2 ore fa

Brasile, settimana corta nel mirino: Lula attacca Bolsonaro

Il presidente uscente accusa il fronte conservatore di frenare il voto sulla riforma che ridurrebbe da sei a cinque i giorni lavorativi.

Il voto sulla riduzione della settimana lavorativa rischia di diventare uno dei principali terreni di scontro nella campagna per il ballottaggio brasiliano del 25 ottobre. Luiz Inácio Lula da Silva sostiene infatti che il fronte conservatore stia tentando di impedire l’esame della riforma in discussione al Senato.

L’accusa è rivolta in particolare al Partito liberale, formazione di destra legata a Flávio Bolsonaro, diretto avversario di Lula nella corsa alla rielezione. Il presidente uscente ha presentato la misura come una richiesta ormai radicata nella società brasiliana.


Il voto che divide la campagna

La proposta costituzionale punta a portare da sei a cinque i giorni della settimana lavorativa. Il testo, promosso dall’esecutivo progressista, è ancora al centro del confronto parlamentare e potrebbe incidere sul dibattito elettorale nelle settimane che precedono il ballottaggio.

Parlando con i media, Lula ha accusato il campo conservatore di voler rinviare il momento della decisione: «Stanno cercando di bloccare il voto affinché non avvenga». Secondo il presidente, la riforma risponde a un «forte desiderio» espresso dalla popolazione, che chiederebbe condizioni di vita più dignitose e più tempo per il riposo.

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Bolsonaro prende le distanze

Flávio Bolsonaro, indicato come il principale rivale di Lula, non ha chiarito quale sarà il suo orientamento in Parlamento. La proposta è stata tuttavia definita opportunistica dall’ex presidente Jair Bolsonaro, figura di riferimento dello schieramento conservatore.

Per Lula, il confronto sulla settimana corta servirà anche a rendere più riconoscibili le posizioni dei diversi schieramenti. «La maschera inizierà a cadere e vedremo chi vuole che la popolazione abbia una vita più dignitosa e più riposo», ha affermato il leader progressista, collegando il destino della riforma alla scelta politica degli elettori.

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