13.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura30 set

Brandizzo, il processo parte in piedi: rinvio e rabbia contro Nordio

A Ivrea l’udienza preliminare per i 24 imputati è stata fermata dalla mancanza di posti: familiari e avvocati chiedono condizioni più dignitose e un’aula adeguata.

La prima udienza preliminare sulla strage ferroviaria di Brandizzo si è trasformata in una protesta per la mancanza di spazio. A Ivrea, il 30 settembre, alcuni parenti delle vittime, imputati e difensori sono stati costretti a restare in piedi nelle due aule utilizzate per l’udienza.

Le contestazioni hanno riguardato soprattutto il decoro e la possibilità di seguire il procedimento in condizioni adeguate. Le difese hanno chiesto di valutare lo spostamento dell’eventuale processo nell’aula bunker delle Vallette, a Torino, già utilizzata per procedimenti di grandi dimensioni e distante circa 30 minuti da Ivrea. La richiesta di rinviare l’appuntamento fissato per il 14 ottobre è stata accolta: il procedimento riprenderà il 28 ottobre.


Familiari e legali denunciano il disagio

All’uscita dal tribunale, intorno alle 12.30, i familiari dei cinque operai morti hanno espresso amarezza e rabbia. Massimo Laganà, padre di Kevin, ha spiegato che dopo tre anni e un mese la famiglia si aspettava uno spazio capace di accogliere tutti e di consentire ai parenti di guardare in volto gli imputati.

Antonino Laganà, fratello di Kevin, ha definito quanto accaduto una mancanza di rispetto e ha auspicato che il prossimo appuntamento si svolga in modo più dignitoso. Edoardo Aversa, fratello di Giuseppe, ha riferito che i familiari non sono riusciti nemmeno a vedere gli imputati e ha giudicato negativo anche il rinvio, arrivato dopo una lunga attesa.

Marco Bona, avvocato delle parti civili, ha rivolto parole dure al ministro della Giustizia: «Nordio si dovrebbe vergognare». Secondo il legale, le condizioni delle aule non garantiscono rispetto né ai familiari delle vittime né all’avvocatura. Giuseppe Santomauro, della Filt Cgil Piemonte, ha definito surreale la situazione e ha detto che i presenti sarebbero disposti persino a seguire il processo in piedi pur di non allungare i tempi.


Il procedimento resta senza aula definitiva

A replicare alle richieste è stata Gabriella Viglione, procuratrice capo di Ivrea. La magistrata ha ricordato che la nuova aula di grandi dimensioni è in fase avanzata di realizzazione, grazie a un finanziamento regionale di 500 mila euro, e ha espresso la speranza che possa essere pronta per il dibattimento.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

L’udienza preliminare riguarda 24 imputati e costituisce il primo passaggio giudiziario per ricostruire la notte tra il 30 e il 31 agosto 2023. Tra gli imputati figurano anche Rfi, Clf e Sigifer di Borgovercelli, società per la quale lavoravano i cinque operai travolti dal treno. L’accusa è sostenuta da Viglione insieme alle sostitute Valentina Bossi e Maria Baldari.


Massa in aula con la Bibbia

Tra i presenti c’era Antonio Massa, ex preposto di Rfi, sopravvissuto alla tragedia insieme ad Andrea Gibin. Durante l’udienza ha letto la Bibbia; al termine ha lasciato il tribunale a capo chino e senza rilasciare dichiarazioni.

I suoi avvocati Maria Grazia Cavallo, Antonio Maria Borello e Ilaria Cortese hanno riferito che l’uomo è ancora profondamente provato. La partecipazione all’udienza, hanno spiegato, è stata vissuta come un dovere, nonostante le difficoltà psicologiche e il dolore legato a quella notte. Finora Massa non ha raccontato pubblicamente la propria versione dei fatti, affidando ai legali i messaggi sul suo stato d’animo.

Davanti al tribunale erano presenti anche i familiari di vittime di altre tragedie ferroviarie, tra cui quella di Viareggio. Hanno portato solidarietà alle famiglie di Brandizzo e sottolineato la necessità di difendere ogni giorno sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

Per i parenti, l’avvio del procedimento rappresenta comunque un passaggio atteso. «Chiediamo giustizia», ha detto Antonino Laganà, mentre il padre Massimo ha sostenuto che quella di Brandizzo non fu una semplice fatalità: secondo la famiglia, chi lavorava sui binari sapeva che i treni sarebbero transitati in quel punto.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere