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Attualità 2 min di lettura13 ott

Bot russi in caduta, propaganda ko? Gli esperti frenano Zelensky

Il traffico legato ai server di Yandex è quasi scomparso dopo i raid ucraini, ma non esistono prove che la propaganda del Cremlino abbia subito lo stesso destino.

La rete russa dei bot sembra aver subito un crollo dopo gli attacchi ucraini contro alcuni centri dati di Yandex. Il dato, però, non dimostra che Mosca abbia perso la propria capacità di influenzare le discussioni sui social network: gli esperti distinguono i programmi usati per indicizzare i siti dalle operazioni di propaganda.

Volodymyr Zelensky ha invece collegato direttamente i due fenomeni. Intervenendo il 12 ottobre al Forum sulla sicurezza di Varsavia, il presidente ucraino ha sostenuto che, dopo i raid, sulle piattaforme digitali si sarebbe avvertita una minore presenza di odio, divisione e provocazioni. «Quando i nostri attacchi hanno raggiunto i centri dati di Yandex, improvvisamente è diventato un po’ più facile respirare su molte piattaforme sociali», ha dichiarato.

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Il dato sui server non basta

Secondo un’analisi di Cloudflare, il traffico proveniente dai server di Yandex si è ridotto del 99,6% dopo le incursioni. Quasi tutto quel flusso, il 99,8%, sarebbe stato prodotto da bot, mentre appena lo 0,2% avrebbe avuto origine da utenti umani collegati alla rete.

Il numero è imponente, ma non identifica automaticamente un apparato incaricato di diffondere messaggi politici. Ernesto Damiani, direttore del laboratorio di architetture software sicure dell’Università di Milano, ha spiegato che quei programmi automatizzati servivano soprattutto a eseguire scansioni, indicizzare pagine e controllare siti internet.

Gli strumenti impiegati per la propaganda russa, ha aggiunto Damiani, sarebbero invece distribuiti su server mobili collocati in aree differenti da quelle colpite dagli attacchi. Per questo, secondo il docente, i raid possono aver danneggiato l’economia e l’infrastruttura tecnologica, senza interrompere la campagna di disinformazione del Cremlino.

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Sui social cresce la cautela

Su X alcuni utenti hanno interpretato il calo dei bot come la spiegazione di una diminuzione di commenti, reazioni e visualizzazioni associate all’AfD in Germania e ai sostenitori di Donald Trump negli Stati Uniti. La teoria è stata rilanciata anche da profili ucraini, ma non è accompagnata da prove capaci di stabilire un rapporto diretto tra i due eventi.

La testata polacca Defence24 ha invitato a non confondere la riduzione del traffico automatizzato di Yandex con la scomparsa della propaganda filo-russa dalle piattaforme. Anche il giornalista investigativo David Troy ha giudicato non verificabili le ricostruzioni circolate in rete e ha raccomandato prudenza nell’interpretarle.

Troy ha raccolto in una pagina di monitoraggio dati e possibili indizi sulla tesi rilanciata da Zelensky. La conclusione provvisoria è netta: non emergono elementi che attestino una diminuzione dei bot impegnati nelle attività politiche sui social network.

Tra i sostenitori dell’ipotesi figura anche l’europarlamentare ceco Tomáš Zdechovský, che ha condiviso un grafico sull’AfD senza indicarne la fonte, precisando che il dato sarebbe stato significativo se confermato. L’analista polacco Jarosław Wolski ha parlato invece di una rete «de-russificata», ma il collegamento tra i danni ai centri dati e la propaganda resta, allo stato attuale, una supposizione.

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