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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Bot russi in caduta? I dati ridimensionano l’effetto degli attacchi a Yandex

Il traffico automatico sulla rete russa è crollato del 94%, ma gli esperti avvertono: non basta per parlare di propaganda filorussa spenta.

Le prime verifiche sulle piattaforme social non confermano l’idea di un improvviso silenzio delle reti filorusse. Amil Khan, amministratore delegato di Valent, società specializzata nel monitoraggio della disinformazione, ha riferito di non avere rilevato variazioni significative nella quantità di contenuti pubblicati dalle reti osservate.

Ancora più netto il giudizio di Lukasz Olejnik, studioso di sicurezza informatica al King's College di Londra. Secondo il ricercatore, definire crollata l’attività dei bot è «una convinzione sbagliata e pericolosa»: le campagne di influenza possono appoggiarsi a dispositivi compromessi, servizi cloud occidentali e sistemi intermedi, continuando così a operare anche in caso di indisponibilità dei server russi.

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Le analisi frenano l’entusiasmo

Una verifica condotta da Valdemar Osted, analista di Common Consultancy, ha esaminato i commenti su Facebook pubblicati sotto i contenuti di 76 esponenti di AfD e di 136 account vicini al movimento MAGA. Dopo aver corretto i risultati in base all’orario e all’età dei post, le variazioni sono risultate comprese tra il -8% e il +5% per AfD e tra il +4% e il +10% per MAGA: oscillazioni compatibili con la normale attività della piattaforma.

Anche il presunto calo del 71% nelle visualizzazioni dei contenuti di Tucker Carlson su X non dimostra un effetto degli attacchi. Il confronto prendeva in considerazione sette pubblicazioni precedenti e soltanto quattro successive, alle quali era stato concesso meno tempo per raccogliere visualizzazioni. Il dato, quindi, non consente di attribuire la differenza ai raid ucraini.


Un dato tecnico diventato politico

Tra l’8 e l’11 ottobre, droni ucraini hanno raggiunto tre centri dati di Yandex nelle regioni di Ryazan, Kaluga e Vladimir. Le interruzioni hanno coinvolto servizi russi usati per pagamenti, taxi, applicazioni aziendali e infrastrutture cloud; a Sasovo si trovano inoltre due dei tre supercomputer impiegati dall’azienda nello sviluppo di modelli di AI, anche se non è stato chiarito se abbiano subito danni.

Secondo Cloudflare, il traffico automatico legato alla rete Yandex è diminuito del 94%. Il numero, però, non misura direttamente i profili che intervengono sui social: nella categoria dei bot rientrano anche i programmi antispam e i crawler dei motori di ricerca, incaricati di visitare e indicizzare le pagine web. Il calo registrato riguarda soprattutto quest’ultima attività.


Propaganda e infrastrutture non coincidono

Per alcuni giorni diversi utenti hanno raccontato di vedere meno provocazioni, aggressività e messaggi filorussi online. La lettura è stata rilanciata anche da Volodymyr Zelensky al Warsaw Security Forum del 12 ottobre, quando ha associato la riduzione dei bot a un clima social con meno odio e divisioni.

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In Italia Carlo Calenda ha interpretato il dato come un segnale della presenza massiccia di account automatizzati nelle discussioni politiche. «Il problema non è che non possiamo difenderci. Siamo la seconda o terza potenza al mondo. Il problema è che non ce ne accorgiamo. È arrivato il momento di reagire», ha scritto su X, sostenendo che una parte rilevante dei contenuti favorevoli ad AfD e MAGA, ostili all’Ucraina o vicini alle posizioni favorevoli alla Brexit sarebbe stata prodotta da bot.


Il vero nodo resta l’ecosistema digitale

Walter Quattrociocchi, docente di Informatica alla Sapienza di Roma, ha invitato a non confondere la riduzione del traffico automatico con la fine delle operazioni di influenza. A suo giudizio, l’episodio può comunque essere osservato come un esperimento naturale: la sottrazione improvvisa di alcune infrastrutture permette di studiare le reazioni dell’ambiente informativo.

Il rapporto «Fractured Reality: How democracy can win the global struggle over the information space», pubblicato nell’aprile 2026 dal Joint Research Centre della Commissione europea e al quale Quattrociocchi ha contribuito, allarga il tema. La disinformazione non dipende soltanto da chi fabbrica contenuti falsi, ma anche da algoritmi e modelli economici che premiano ciò che trattiene l’attenzione, spesso attraverso emozioni forti e contrapposizioni.


Yandex mostra la fragilità della rete

La concentrazione dei servizi presso un’unica azienda ha esposto la vulnerabilità dell’ecosistema tecnologico russo, utilizzato da milioni di cittadini e migliaia di imprese. Allo stesso tempo, l’episodio dimostra quanto sia complesso collegare un guasto tecnico alla sospensione di specifiche campagne propagandistiche.

Per arrivare a una conclusione serviranno esami sulle reti coinvolte e prove del loro rapporto con i centri colpiti. Resta inoltre una questione più ampia: anche se le fabbriche russe di troll smettessero di operare, rimarrebbe il problema di un sistema digitale nel quale i contenuti più divisivi sono spesso quelli capaci di ottenere maggiore attenzione.

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