Bosnia, il voto salda l’asse nazionalista: l’Europa si allontana
La consultazione rafforza i partiti serbi e croati, mentre Dodik attribuisce a Trump la propria sopravvivenza politica e torna ad agitare lo spettro della secessione
Il dato più evidente arriva dall’astensione: alle urne si è presentato soltanto il 42 per cento degli aventi diritto. In un Paese già segnato dalla frattura tra le sue comunità, il voto ha comunque consolidato il peso dei nazionalisti serbi e croati, rendendo ancora più difficile il percorso di avvicinamento all’Unione europea.
A Banja Luka, durante i festeggiamenti per l’affermazione del proprio schieramento, Milorad Dodik ha indicato Donald Trump come il principale artefice della sua tenuta politica. L’ex presidente della Repubblica Srpska ha ringraziato anche Mosca, mentre il ruolo dell’Europa è apparso sempre più marginale.
Dodik attribuisce la svolta a Trump
Dodik non era candidato in prima persona: una condanna per abuso di potere gli ha imposto l’interdizione dai pubblici uffici per sei anni. Il suo nome, tuttavia, è comparso sulla scheda accanto a quello del partito SNSD, una scelta che conferma quanto il movimento dipenda dalla sua figura e dalla sua rete di controllo sulle candidature.
Con lo scrutinio quasi concluso, il partito ha ottenuto una posizione dominante nel Parlamento dell’entità serba e ha confermato Zeljka Cvijanovic nella presidenza tripartita della Bosnia. «Se non fosse stato per Donald Trump oggi saremmo probabilmente dei cadaveri politici, invece siamo i vincitori», ha dichiarato Dodik, rivendicando il peso della nuova amministrazione statunitense.
Le sanzioni personali introdotte durante la presidenza di Barack Obama e mantenute da Joe Biden sono state revocate dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca. La decisione è stata motivata con la volontà di costruire una collaborazione con gli Stati Uniti fondata su interessi comuni, potenziale economico e prosperità condivisa.
L’asse tra serbi e croati si rafforza
Il risultato nella componente bosgnacco-croata ha aggiunto un ulteriore elemento di tensione. Per il seggio croato nella presidenza collegiale è stata eletta Darijana Filipović, esponente dell’Unione Democratica Croata, forza principale della destra croata locale e spesso alleata del SNSD.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Sul fronte bosgnacco è stato invece confermato Denis Bećirović, candidato del Partito Socialdemocratico considerato moderato. La composizione complessiva degli organi istituzionali, tuttavia, indica un rafforzamento dell’intesa politica tra i nazionalisti serbi e croati, con conseguenze dirette sulla possibilità di approvare riforme condivise.
La presidenza tripartita, nata per rappresentare un compromesso tra le comunità dopo le guerre balcaniche, prevede l’alternanza ogni otto mesi dei rappresentanti serbo, croato e bosgnacco. Nel tempo, però, è diventata uno dei simboli della contrapposizione interna invece che uno strumento di conciliazione.
Bruxelles teme una nuova escalation
Per l’Unione europea, il voto complica il rispetto delle condizioni necessarie a far avanzare la Bosnia nel processo di integrazione. L’alleanza tra SNSD e Unione Democratica Croata rischia infatti di rendere ancora più difficili le riforme richieste da Bruxelles.
A preoccupare le istituzioni europee è anche la possibilità che Banja Luka diventi un punto d’accesso per l’influenza russa nel cuore del continente. Mosca ha sostenuto, in modo più o meno esplicito, le aspirazioni separatiste dell’entità serba, mentre Dodik ha più volte minacciato di riaprire il dossier della secessione.
Alla fine della campagna elettorale, il leader serbo-bosniaco ha riassunto la propria posizione con parole nette: «La Bosnia è finita». Il nuovo equilibrio uscito dalle urne non scioglie dunque le divisioni del Paese, ma sembra accentuarle, lasciando sullo sfondo un’Europa sempre più distante.
Continua a leggere
PalaTiziano, la partita che riporta i bambini al centro dello sport
La prima gara interna della Bc Roma contro Derthona Tortona è diventata una festa per famiglie e giovani tifosi, lontana da insulti e violenza sugli spalti.
Bruchi invasivi, la Cina passa al contrattacco: cosa succede
La presenza dei bruchi legati alla falena americana ha fatto scattare una ricerca sul territorio cinese, ma mancano dettagli sulle operazioni in corso.
Voto postale, stop della Corte Suprema alle regole di Trump: decisione 7-2
Il massimo tribunale statunitense ha congelato, almeno per le elezioni di novembre, le nuove condizioni volute dall’amministrazione per accedere al voto per corrispondenza.
Migranti negli Usa, il via libera che riapre i trasferimenti in Paesi terzi
La Corte Suprema sospende i paletti fissati da un giudice federale e consente temporaneamente all’amministrazione Trump di riprendere le espulsioni verso Stati diversi da quelli d’origine.