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Attualità 3 min di lettura11 ore fa

Boschi avverte il centrosinistra: senza i moderati la sfida si complica

La vicepresidente di Italia Viva chiede un’alleanza larga, invita a superare le tensioni sulla leadership e indica le priorità riformiste per battere la destra.

Il vero nodo, per Maria Elena Boschi, non è soltanto scegliere chi guiderà il centrosinistra, ma costruire un’alleanza capace di tenere insieme sensibilità molto diverse. La vicepresidente di Italia Viva guarda alle prossime elezioni e avverte che Pd e Alleanza Verdi e Sinistra, da soli, non possono parlare a tutto il Paese.

Nel confronto con Giuseppe Conte, inoltre, Boschi vede il rischio di ripetere lo schema che nel 2022 favorì la destra. «Evitiamo di ripetere lo stesso errore», è il suo appello, accompagnato dalla richiesta di spostare presto il dibattito dalle rivalità personali ai problemi concreti degli elettori.


L’alleanza deve includere il centro

Secondo Boschi, le forze più radicali non bastano per vincere e poi governare. Il progetto dovrebbe comprendere anche un’area riformista in grado di rivolgersi al ceto medio e alle professioni, portando nella coalizione temi come la quattordicesima per insegnanti, forze dell’ordine e infermieri, l’abolizione degli acconti per le partite Iva e una start tax destinata ai giovani.

La dirigente di Italia Viva non interpreta come una chiusura verso i moderati le parole di Elly Schlein, che ha escluso la necessità di un candidato premier moderato. A suo giudizio, la segretaria del Pd ha semplicemente rivendicato la possibilità di candidarsi alle eventuali primarie del centrosinistra, senza negare il ruolo delle componenti riformiste. «I moderati servono», ha ribadito Boschi, indicando in una coalizione plurale la condizione per competere con la destra.


Conte e il precedente del 2022

Il dialogo con Giuseppe Conte resta uno dei passaggi più delicati. L’ex presidente del Consiglio ha posto condizioni alla presenza di Italia Viva nel tavolo dell’alleanza, ma Boschi sostiene di non comprendere fino in fondo il suo ragionamento sulle garanzie legate al passato politico.

La vicepresidente di Italia Viva osserva che, applicando lo stesso criterio, dovrebbe essere il suo partito a chiedere a Conte di non firmare nuovamente i decreti sicurezza e di non tornare a governare insieme a Matteo Salvini. La priorità, spiega, è evitare che il confronto interno diventi una campagna permanente contro Matteo Renzi: l’obiettivo di quest’ultimo sarebbe invece costruire un fronte capace di impedire a Giorgia Meloni di arrivare al Quirinale.

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Leadership, primarie e programma

Sul metodo per individuare il candidato premier, Italia Viva mantiene una posizione flessibile. Il partito è favorevole alle primarie, ma accetterebbe anche che fosse la forza numericamente più importante della coalizione, cioè il Pd, a indicare il leader. «Il Pd è la forza maggiore della coalizione», ha spiegato Boschi, riconoscendo che da questo dato può derivare una legittima scelta politica.

Non convince invece l’ipotesi di un federatore, che secondo Boschi non sarebbe realmente in discussione. La dirigente chiede di concentrarsi soprattutto sui contenuti: carovita, aumento delle bollette, rischio di una nuova crisi del debito e questioni internazionali dovrebbero tornare al centro del confronto, al posto delle sole trattative sulle primarie.


Casa riformista guarda alle elezioni

Italia Viva conferma intanto l’intenzione di presentare Casa riformista alle prossime elezioni. Boschi preferirebbe una lista unitaria, qualora esistessero le condizioni, ma l’intesa con Alessandro Onorato appare ancora lontana perché quest’ultimo sta lavorando a una propria formazione.

La vicepresidente esclude inoltre una lista comune con Ingroia, criticandone l’azione politica nei confronti dell’esperienza di Giorgio Napolitano e prendendo le distanze da quello che definisce giustizialismo. Resta invece la disponibilità a dialogare con figure come Benedetto Della Vedova, Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, a patto che alle candidature si accompagni anche una reale capacità di portare consenso.

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