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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Bonifici ai figli, la causale può costare cara: cosa scrivere

Gli aiuti economici tra genitori e figli sono generalmente esenti, ma importo, finalità e documentazione possono fare la differenza durante un controllo fiscale.

Una somma trasferita dai genitori ai figli non diventa automaticamente reddito imponibile. Il rischio nasce soprattutto quando il movimento bancario non chiarisce perché il denaro sia stato versato o quando l’importo è elevato e manca la documentazione necessaria.

La causale del bonifico rappresenta quindi un elemento decisivo. Indicare con precisione che si tratta di una liberalità o di un aiuto economico familiare consente di spiegare fin dall’inizio la natura dell’operazione e di ridurre il rischio di contestazioni.

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La causale è il primo elemento da curare

Durante un accertamento, l’amministrazione finanziaria può considerare gli accrediti sul conto come entrate non dichiarate, salvo prova contraria del contribuente. Per questo una descrizione generica o incoerente con la reale finalità del trasferimento può creare difficoltà nel dimostrare che il denaro non rappresenta un compenso o un altro reddito imponibile.

Un precedente della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, sentenza numero 773 del 2021, riguarda proprio un versamento effettuato da un padre alla figlia. Nella causale compariva la parola restituzione, mentre la contribuente sosteneva che il pagamento riguardasse il saldo di un vecchio investimento familiare. Non essendo stata prodotta una prova documentale sufficiente, il trasferimento è stato considerato reddito occulto, con applicazione dell’Irpef ordinaria e delle sanzioni.


Quando il trasferimento non paga imposte

Il denaro ricevuto da un figlio come regalo o sostegno familiare non deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi. Anche l’imposta sulle successioni e donazioni prevede una franchigia di 1.000.000 di euro per ogni rapporto tra genitore e figlio: soltanto la parte eccedente tale soglia è soggetta all’aliquota del 4%.

Di conseguenza, quando il valore complessivo delle somme donate resta entro il limite previsto, non è dovuta l’imposta di donazione. Il calcolo deve però tenere conto dei trasferimenti rilevanti effettuati nel rapporto tra lo stesso genitore e lo stesso figlio, non soltanto del singolo bonifico considerato isolatamente.


Importi elevati e atto notarile

Sul piano civile, per le somme contenute e proporzionate alle condizioni economiche del donante si può parlare di donazione di modico valore. In questa situazione il trasferimento bancario può perfezionare l’operazione senza la necessità di un atto pubblico.

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La disciplina cambia per una donazione diretta di valore rilevante. In quel caso il codice civile richiede un atto pubblico stipulato davanti a un notaio, alla presenza di due testimoni; in assenza di tali formalità, l’atto può essere dichiarato nullo.


Il caso dell’acquisto di un bene

Un diverso trattamento riguarda la donazione indiretta, cioè il versamento destinato a finanziare un’operazione specifica, come l’acquisto di una casa o di un’automobile. Per questo tipo di sostegno non è necessario un autonomo atto notarile relativo al bonifico e non si applica l’imposta di donazione, a condizione che il rogito o il contratto di acquisto indichi chiaramente che il denaro proviene dai genitori.

La finalità deve quindi risultare dall’atto collegato all’acquisto. Una causale trasparente e una corretta indicazione nell’atto di compravendita aiutano a ricostruire il percorso del denaro e a distinguere il finanziamento familiare da un reddito non dichiarato.


La maggiorazione se interviene il Fisco

Un ulteriore profilo riguarda le donazioni informali o indirette di importo superiore alla franchigia, rimaste prive di registrazione e individuate soltanto durante un controllo. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza numero 15315 del 2026 e richiamando la pronuncia numero 7442 del 2024, ha chiarito le conseguenze di questo scenario.

Quando il trasferimento viene accertato d’ufficio, sulla quota oltre 1.000.000 di euro può applicarsi l’aliquota dell’8%, invece di quella ordinaria del 4%. La maggiorazione è collegata all’omessa registrazione. Per tutelare il patrimonio familiare diventano quindi essenziali una causale coerente, la conservazione dei documenti e il rispetto delle formalità richieste per gli importi più consistenti.

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