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Attualità 3 min di lettura36 min fa

Milano, i figli fermati e la rabbia dei genitori: «Che delusione»

Padri e madri hanno raggiunto la questura dopo i disordini del 17 e 18 ottobre: tra paura, accuse e ragazzi che negano ogni coinvolgimento.

Per alcuni genitori la priorità era riabbracciare i figli; per altri, invece, la prima reazione è stata la rabbia. Dopo i fermi legati agli scontri avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre, in via Fatebenefratelli si sono presentate famiglie italiane e straniere, comprese quelle di ragazzi di seconda generazione, arrivate in auto, con i mezzi pubblici o in metropolitana.

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La rabbia arriva davanti alla questura

Un padre italiano non ha nascosto la propria furia quando ha ritrovato il figlio: «Sarei stato contento se ti avessero spaccato la testa. Te la spaccherei io». L’uomo ha reagito così dopo aver appreso che il ragazzo era stato trattenuto durante gli episodi avvenuti in centro.

Anche un genitore romeno, in Italia da trent’anni, ha parlato della propria amarezza, ricordando gli anni trascorsi a lavorare duramente. «Sono deluso. Se ha sbagliato, pagherà», ha detto davanti alla questura. Una madre milanese, invece, ha lasciato per pochi minuti la propria automobile in divieto di sosta pur di raggiungere il figlio e stringerlo a sé.


Minori lontani da casa

Tra i casi più delicati c’è quello di un ragazzo ucraino di 14 anni e mezzo. La madre, Snizhana, vive in Italia dal 2005 e ha raccontato di crescere da sola i propri figli: ha scoperto il fermo grazie a un filmato mostrato dal fratello e, in seguito, a una telefonata della questura.

La donna non sapeva che il figlio fosse andato in centro con gli amici e i compagni di classe. Il ragazzo le aveva comunicato che sarebbe rientrato, ma il telefono si è poi spento e a casa non è arrivato. La madre lo ha descritto come uno studente tranquillo, alla sua prima visita a Milano, forse coinvolto per essersi lasciato condizionare da cattive compagnie. Il suo desiderio, ha spiegato, è soltanto riaverlo con sé, riportarlo a scuola e parlargli.

Un’altra famiglia ha appreso la notizia in modo altrettanto improvviso. Il padre di un giovane di Parma ha raccontato che il figlio era uscito con alcuni amici e che tutti gli altri erano tornati a casa. Nel cuore della notte, invece, la polizia lo ha contattato invitandolo a cercare un avvocato, perché il ragazzo avrebbe potuto essere trasferito in carcere.

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Versioni opposte sui fermi

Non tutti i ragazzi accompagnati in questura hanno ammesso responsabilità. Hassan ha sostenuto di essere rimasto per 19 ore senza aver commesso nulla: era arrivato da San Zenone al Lambro dopo avere visto sui social le notizie degli scontri e, secondo il suo racconto, sarebbe stato fermato appena uscito dalla metropolitana.

Una versione simile è stata riferita da Tommaso. Il giovane ha spiegato di trovarsi con il cugino in via Torino e di essersi avvicinato agli agenti soltanto per capire che cosa stesse accadendo, finendo poi coinvolto nel fermo. Ha inoltre riferito che nella cella c’erano 28 persone e che cibo e bevande erano disponibili, mentre le coperte non bastavano per tutti.


Famiglie senza risposte

Alcuni genitori hanno raccontato di avere scoperto la presenza dei figli in piazza soltanto attraverso video pubblicati in rete o dopo una telefonata delle forze dell’ordine. Un padre egiziano ha saputo che il figlio era in centro quando, rientrato a casa, non lo ha trovato; il ragazzo gli aveva detto di essere con gli amici in zona Duomo.

Una madre marocchina ha riferito una circostanza analoga: il figlio le aveva parlato di confusione in piazza e della presenza di un amico. La donna ritiene possibile che sia rimasto coinvolto senza avere cercato lo scontro. Un padre, invece, ha raccontato che il figlio di 21 anni, studente di medicina e mai abituato a dormire fuori, non era rientrato nella notte.

Tra i giovani fermati c’erano anche ragazzi che, secondo quanto riferito, mostravano entusiasmo per l’esperienza trascorsa in questura. Altri hanno dichiarato di essere stati in quattro e di avere con sé soltanto una busta con bevande alcoliche. Il quadro emerso dai racconti dei familiari resta quindi molto diverso: accanto alla paura per i minorenni e alla delusione degli adulti, ci sono le contestazioni di chi sostiene di essere stato fermato senza avere partecipato agli scontri.

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