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Attualità 3 min di lettura43 min fa

Bolton: voto Usa, giudizio su Trump e sull’economia

L’ex consigliere indica inflazione e costo della vita tra i temi decisivi, mentre il Congresso potrebbe avviare nuove indagini

Le elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre saranno soprattutto una valutazione dell’operato di Donald Trump, in particolare sulla gestione dell’economia. A sostenerlo è John Bolton, già consigliere per la Sicurezza nazionale, secondo cui inflazione, prezzi e timori legati all’occupazione orienteranno le scelte degli elettori.

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Economia al centro del voto

Per Bolton, il presidente ha trasformato il voto in un giudizio diretto sulla propria persona e sulle politiche della sua amministrazione. Se le rilevazioni saranno confermate, i repubblicani rischiano di perdere la Camera e forse anche il Senato.

L’ex consigliere ritiene che a penalizzare il Partito repubblicano non saranno soltanto gli elettori democratici. Anche una parte degli indipendenti e degli stessi repubblicani, insoddisfatta dei comportamenti e delle decisioni di Trump, potrebbe usare il voto per esprimere il proprio dissenso.

Tra i democratici, il tema più sentito è il peso delle spese quotidiane: aumento dei prezzi, difficoltà economiche e incertezza sul lavoro. Nel 2024 molti elettori avevano scelto Trump perché ritenevano insufficiente la gestione dell’economia da parte di Joe Biden e dubitavano che Kamala Harris avrebbe potuto migliorarla.

«Gli elettori non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze», ha detto Bolton riferendosi all’aumento del prezzo della benzina legato anche alla guerra nel Golfo. Secondo l’ex consigliere, la frustrazione per il costo della vita potrebbe influenzare le decisioni di Trump dopo le elezioni.


Mosca e il negoziato sull’Ucraina

Bolton sostiene che la Russia continui a utilizzare strumenti di influenza politica nei Paesi europei. Ha citato interferenze elettorali, attacchi informatici ai sistemi di voto, campagne contro singoli candidati e messaggi destinati a indebolire la fiducia nelle istituzioni.

L’ex consigliere ha ipotizzato anche un possibile sostegno finanziario a gruppi radicali con l’obiettivo di creare instabilità, ma ha precisato di non disporre di prove. A suo giudizio, si tratterebbe di tecniche riconducibili alle cosiddette tattiche della zona grigia, già impiegate da Mosca in passato.

Sul rapporto tra Trump e Vladimir Putin, Bolton ha avvertito che un negoziato condotto soltanto dalla Casa Bianca potrebbe favorire la Russia. Il presidente, a suo parere, tende a leggere i rapporti internazionali attraverso i legami personali con gli altri leader e non conoscerebbe a sufficienza la storia e la politica russa e ucraina.

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«Putin considera Trump un bersaglio molto facile», ha affermato Bolton, secondo cui il leader russo potrebbe attendere la fine delle elezioni per cercare un’intesa penalizzante per Kiev. Anche una forte opposizione, eventualmente sostenuta da esponenti di entrambi i partiti, non sarebbe sufficiente a bloccare il presidente.


Il rapporto con Giorgia Meloni

Bolton ha collegato l’atteggiamento mutevole di Trump verso Giorgia Meloni alle critiche espresse dalla presidente del Consiglio sulle parole del presidente statunitense riguardo al Papa. A suo avviso, Trump attribuisce più peso alla lealtà personale che al ruolo strategico dell’Italia o alla comune appartenenza politica conservatrice.

L’ex consigliere ha descritto Trump come un presidente orientato a decisioni immediate, senza una linea costante né una strategia di lungo periodo. La reazione alle dichiarazioni di Meloni, ha spiegato, sarebbe stata determinata dal fastidio per essere stato criticato pubblicamente e non da un piano di politica internazionale.


Le conseguenze di un Congresso ostile

In caso di conquista di una o di entrambe le Camere da parte dei democratici, Trump potrebbe attribuire la sconfitta ai candidati repubblicani e non considerarla una bocciatura personale. Bolton prevede inoltre un presidente ancora più imprevedibile rispetto al primo mandato.

La nuova maggioranza potrebbe usare le commissioni parlamentari per esaminare l’operato dell’amministrazione, con audizioni e indagini su diversi settori. Le verifiche, secondo Bolton, potrebbero riguardare anche gli anni del precedente mandato e trasformare i successivi due anni in una fase politicamente molto difficile per Trump.

Il margine del Congresso sarebbe invece più ridotto in politica estera. La Costituzione assegna al presidente il ruolo principale nella definizione dell’indirizzo internazionale; il Parlamento potrebbe contestare le scelte e convocare audizioni, ma per imporre limiti attraverso una legge sarebbero necessarie maggioranze nelle due Camere.

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