Elezioni Usa, Bolton: il voto sarà un giudizio su Trump
Inflazione e costo della vita pesano sul voto; un Congresso democratico potrebbe indagare sull’amministrazione, ma inciderebbe poco all’estero.
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, in programma il 3 novembre, saranno soprattutto una valutazione dell’operato di Donald Trump. A pesare, secondo l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, saranno inflazione, costo della vita e timori legati all’occupazione.
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Inflazione e consenso elettorale
Bolton ritiene che il presidente abbia trasformato il voto in un giudizio personale sul suo mandato. I repubblicani, secondo le rilevazioni citate nell’intervista, rischiano di perdere la Camera dei rappresentanti e forse anche il Senato. A determinare il risultato non sarebbero soltanto gli elettori democratici: anche indipendenti e repubblicani contrari ai comportamenti e alle scelte di Trump potrebbero usare il voto per esprimere il proprio dissenso.
Per i democratici, il tema più rilevante è il peggioramento delle condizioni economiche percepite dagli americani. Nel 2024 molti elettori avevano scelto Trump perché ritenevano che Joe Biden avesse gestito male l’economia e dubitavano che Kamala Harris avrebbe fatto meglio. Ora, secondo Bolton, quella fiducia si sarebbe indebolita. L’aumento del prezzo della benzina è collegato anche alla guerra nel Golfo, ma gli elettori, ha osservato, «non stanno votando contro la guerra: stanno votando contro le conseguenze dell’aumento dei prezzi».
Il possibile controllo del Congresso
Una vittoria democratica in una o in entrambe le Camere aprirebbe la strada a numerose indagini parlamentari sull’amministrazione. Bolton prevede audizioni e verifiche attraverso le commissioni, estese ai diversi settori dell’attività del governo e anche agli anni del primo mandato presidenziale.
L’ex consigliere pensa che Trump non leggerebbe una sconfitta repubblicana come una bocciatura personale. Il presidente, secondo la sua analisi, attribuirebbe il risultato ai candidati e alle loro campagne, sostenendo che nemmeno il suo appoggio sarebbe bastato a salvarli. Sul piano politico, però, i due anni successivi sarebbero complicati e il suo comportamento potrebbe diventare ancora meno prevedibile.
Il margine d’azione del Congresso sarebbe invece ridotto in politica estera. I parlamentari potrebbero contestare le decisioni presidenziali e convocare responsabili dell’amministrazione, ma per imporre vincoli legislativi servirebbero maggioranze ampie. La Costituzione assegna infatti al presidente il ruolo principale nella definizione della linea internazionale degli Stati Uniti.
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Ucraina, Russia e rapporti con Meloni
Bolton considera rischioso un negoziato sull’Ucraina condotto da Trump senza il coinvolgimento di altri interlocutori. A suo giudizio, Vladimir Putin vede il presidente americano come un avversario facilmente influenzabile e potrebbe attendere il risultato elettorale per cercare un’intesa favorevole a Mosca. Anche un’opposizione trasversale in Congresso, ha spiegato, non sarebbe sufficiente a fermare Trump.
L’ex consigliere ha inoltre ipotizzato un ruolo russo nel finanziamento di gruppi radicali impegnati ad alimentare proteste e tensioni in Europa, inserendo queste attività nelle cosiddette tattiche della zona grigia. Ha ricordato le interferenze nelle elezioni, gli attacchi informatici ai sistemi di voto e le campagne mirate a ridurre la fiducia nelle istituzioni. Sulla possibilità di finanziamenti diretti ai gruppi radicali ha però precisato: «Non ho prove».
Bolton ha collegato anche ai rapporti personali di Trump l’incertezza nelle relazioni con Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio lo aveva criticato per alcune parole rivolte al Papa, e secondo l’ex consigliere il presidente americano avrebbe reagito male soprattutto perché non accetta facilmente le contestazioni pubbliche. La sua condotta, ha aggiunto, sarebbe più reattiva che fondata su una strategia stabile.
Quanto all’Iran, Bolton non ritiene che l’esito delle elezioni determinerà da solo la decisione di Trump sulla ripresa delle operazioni militari. Il presidente, ha detto, potrebbe valutare la situazione dopo il voto sulla base delle proprie impressioni del momento: «Si sveglierà il 4 novembre e valuterà come si sente».
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