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Attualità 1 min di lettura47 min fa

Bologna, la perizia: Fakir morì per asfissia da compressione

La cocaina e le condizioni fisiche avrebbero aggravato il quadro; la Procura valuterà le posizioni di agenti e soccorritori

La compressione del corpo è stata una delle cause della morte di Abderrahim Fakir, deceduto a Bologna il 19 luglio durante un intervento della polizia. La relazione autoptica è stata depositata il 26 ottobre e indica nell’asfissia l’origine principale del decesso.

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Le decisioni attese dalla Procura

La Procura di Bologna dovrà ora decidere come proseguire l’inchiesta. I magistrati si riuniranno il 28 ottobre per esaminare gli esiti della perizia e valutare se chiedere l’archiviazione oppure formalizzare l’accusa di omicidio colposo.

Nel fascicolo risultano annotati, senza che siano formalmente indagati, i due agenti intervenuti per bloccare Fakir e i quattro soccorritori della Croce Rossa arrivati al Pilastro. Il termine indicato per stabilire gli eventuali sviluppi dell’indagine è il 19 novembre.

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Il contenuto dell’autopsia

Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, i periti hanno collegato la morte alla mancanza d’aria provocata dalla pressione esercitata sul corpo durante il fermo. «Se non fosse stato schiacciato queste ultime due condizioni non avrebbero portato alla morte», ha spiegato il legale citando le conclusioni riferite dai consulenti della Procura.

La relazione considera anche altri elementi. Fakir aveva assunto cocaina e presentava condizioni generali di salute che, insieme allo stato di agitazione, avrebbero aumentato il suo bisogno di ossigeno e ridotto la capacità respiratoria. Questi fattori, secondo la ricostruzione riportata dall’avvocato, avrebbero contribuito al peggioramento, ma da soli non sarebbero stati sufficienti a provocare il decesso.

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