Fakir, tre concause nella morte durante il fermo
La relazione consegnata ai pm indica compressione, cocaina e problemi cardiaci nell’insufficienza respiratoria fatale
La consulenza tecnica sulla morte di Abderrahim Fakir ha individuato tre concause, tra cui la compressione del corpo a terra.
GioiaPura
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Le prossime decisioni giudiziarie
Nel fascicolo risultano sei persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminari per omicidio colposo: i due agenti intervenuti per bloccare Fakir e quattro volontari della Croce Rossa, arrivati in via Svevo quando l’uomo aveva accusato un malore. L’iscrizione rappresenta lo “scudo” previsto in presenza di una possibile causa di giustificazione.
Il termine per le valutazioni della Procura è vicino: il 19 novembre i magistrati dovranno decidere se procedere con le indagini nei confronti dei sei coinvolti oppure chiedere l’archiviazione. La procuratrice aggiunta Morena Plazzi e i pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti si riuniranno mercoledì per esaminare la relazione e stabilire i passaggi successivi.
Le versioni dei consulenti
Fabio Anselmo, legale dei familiari di Fakir, ritiene che il quadro sia compatibile con una “morte ipossica da posizione prona”. Secondo la sua ricostruzione, la cocaina avrebbe accresciuto, insieme all’agitazione, la richiesta di ossigeno, ma non sarebbe stata la causa autonoma del decesso.
Anselmo ha richiamato gli esiti degli esami tossicologici, che avevano registrato circa 300 nanogrammi per millilitro di cocaina: un livello che, secondo la letteratura citata dal legale, sarebbe pari alla metà della quantità potenzialmente letale da sola. Per la difesa della famiglia, “senza la componente asfittica non sarebbe morto”.
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Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti, sostiene invece una lettura opposta dopo il confronto con il medico legale Matteo Tudini. A suo giudizio, la droga sarebbe stata il principale fattore dell’ipossia e avrebbe contribuito anche alle emorragie riscontrate nei polmoni.
Bordoni ha inoltre riferito che la concentrazione di cocaina sarebbe stata “superiore di tre volte alla dose letale”. Le valutazioni dei consulenti si sono quindi collocate su posizioni divergenti rispetto al peso da attribuire alle singole circostanze.
I tre fattori indicati
La relazione, lunga quasi 200 pagine e ora all’esame della Procura di Bologna, attribuisce l’insufficienza respiratoria acuta a più elementi concorrenti. Tra questi figurano la posizione prona mantenuta durante il contenimento, l’assunzione di cocaina e la presenza di problemi cardiaci.
Nessuno dei tre fattori, secondo quanto emerge dal documento, escluderebbe gli altri. I magistrati dovranno stabilire in quale misura ciascuno abbia inciso sull’esito finale, cioè sulla morte del 42enne, deceduto il 19 luglio al Pilastro di Bologna durante l’intervento della polizia.
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