Bologna guarda ai margini: cinque giorni per cambiare prospettiva
Dal 7 all’11 ottobre il WeWorld Festival intreccia guerre, diritti, periferie e futuro con film, incontri, mostre e laboratori gratuiti.
Raccontare una guerra ai bambini senza nascondere la realtà, ma scegliendo parole adatte alla loro età, è una delle domande al centro del WeWorld Festival. Sabato Danilo Bertazzi, noto a molti per il personaggio di Tonio Cartonio nella Melevisione, ne parlerà con genitori, insegnanti ed educatori.
Nel pomeriggio Bertazzi guiderà anche Lo zaino dei sogni, attività ispirata al lavoro svolto con i bambini ospitati nelle strutture residenziali di Kyiv. Il giorno seguente, una rassegna stampa pensata per i più piccoli li accompagnerà a confrontarsi con notizie e informazione.
Nuove parole per corpo e relazioni
Il programma affronta anche temi spesso circondati da silenzi e luoghi comuni. Venerdì Francesca Fiore di Mammadimerda sarà protagonista di una conversazione dedicata all’educazione sessuo-affettiva, al consenso e al modo in cui si costruiscono le relazioni.
Domenica Giulia Mei parteciperà invece a un appuntamento su mestruazioni, diritti e stereotipi. A seguire, un laboratorio proverà a immaginare una città più attenta alle esigenze di chi ha le mestruazioni, definita durante l’incontro “a misura di mestruazioni”.
Cinque giorni fuori dal racconto dominante
La terza edizione del WeWorld Festival si svolgerà a Bologna dal 7 all’11 ottobre. Cinema, fotografia, incontri, podcast, spettacoli e laboratori saranno proposti senza costi per il pubblico in sedi come il Cinema Lumière, il Modernissimo, il DAS e l’Oratorio San Filippo Neri.
Il tema scelto è il margine, inteso non soltanto come distanza geografica. Può indicare una condizione sociale, economica, politica o culturale, riguardare una periferia italiana oppure una comunità colpita da guerra e crisi climatica. L’intento è cambiare il punto di vista e riportare le persone al centro, oltre numeri ed etichette, attraverso linguaggi che comprendono giornalismo, letteratura, musica e immagini.
Tra gli ospiti figurano Lidia Ravera, Valerio Nicolosi, Chiara Alessi, Azzurra Rinaldi, Giulia Mei, Giovanni Mori, Francesca Fiore di Mammadimerda, Danilo Bertazzi, Sara Poma, Nadeesha Uyangoda, Sofia Pasotto e Big Fish.
Le storie che arrivano dallo schermo
Il cinema occupa una parte importante della manifestazione. Film brevi, medi e lunghi provenienti da vari Paesi concorreranno al Premio Giovanni Lo Porto, intitolato al cooperante italiano morto nel 2015 durante un’operazione antiterrorismo statunitense al confine tra Afghanistan e Pakistan.
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La competizione assegnerà anche tre riconoscimenti tematici dedicati a giustizia climatica, parità di genere e diritti umani. La giuria sarà guidata da Omar Schillaci, vicedirettore di Sky Tg24, e comprenderà Emanuela Ceddia, Anna Di Martino e Anita Rivaroli.
La serata inaugurale al Modernissimo proporrà Writing Hawa, diretto dall’afghana Najiba Noori, che sarà presente in sala. Il film segue tre generazioni di donne hazara e racconta il percorso di emancipazione di Hawa e della nipote Zahra rispetto alle regole patriarcali. Prima della proiezione sarà presentato anche il reportage A Daily Struggle in Herat, Afghanistan, dedicato alla quotidianità della città afghana.
Nel calendario figurano inoltre Timestamp, documentario sulle scuole ucraine rimaste operative durante il conflitto, e House of Hope, proposto in anteprima nazionale. Quest’ultimo racconta Manar, che insieme al marito dirige una scuola pacifista in Cisgiordania. L’Iran sarà al centro di Cutting Through Rocks, storia vera di Sara Shahverdi, prima donna eletta consigliera in un villaggio segnato da una cultura fortemente conservatrice.
Periferie, aspirazioni e futuro
Il tema dello sguardo sui territori italiani sarà sviluppato al DAS con Dentro le periferie, mostra visitabile dal 7 ottobre. L’esposizione riunirà il lavoro di Alex Majoli sulla Barona e il Giambellino di Milano e i progetti di Arianna Arcara, Camilla Miliani e Michele Lapini su Cagliari, Aversa e Bologna.
Le immagini non si limiteranno a descrivere emergenze o fragilità: proveranno a restituire anche rapporti, risorse e possibilità presenti nei quartieri. Nello stesso spazio, Escape The Matrix di Gaia Squarci porterà l’attenzione sui giovani di Narok, in Kenya, vicino alla riserva del Maasai Mara, alle prese con aspettative professionali che il mercato del lavoro fatica a soddisfare.
Sabato l’incontro Quanto costa immaginare il futuro? partirà dalla ricerca di WeWorld Abitare i Margini, realizzata raccogliendo le esperienze di oltre 230 bambine, bambini, ragazze e ragazzi coinvolti nei progetti dell’organizzazione in Italia. Azzurra Rinaldi, Sofia Pasotto e Martina Albini discuteranno dell’effetto esercitato dalle condizioni sociali ed economiche su desideri, opportunità e percorso verso l’autonomia.
Per cinque giorni Bologna ospiterà così un programma che accosta conflitti lontani e disuguaglianze vicine, educazione, ambiente e diritti. L’idea di fondo è che il margine non dipenda sempre dalla distanza: spesso coincide con ciò che resta fuori dalla nostra attenzione.
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