Bollette, Kiev e bilancio Ue: le partite aperte per Meloni
Dalle forniture energetiche alla guerra in Ucraina, la presidente del Consiglio ha indicato al Senato le priorità italiane in vista del vertice europeo del 15 e 16 ottobre.
Il modello dei rimpatri volontari ha coinvolto circa 65.000 migranti negli ultimi due anni, secondo quanto riferito da Giorgia Meloni al Senato. Le persone sono rientrate nei Paesi d’origine prima di affrontare il viaggio verso l’Europa e, ha sottolineato la presidente del Consiglio, non si sono affidate ai trafficanti.
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Rimpatri e cooperazione restano centrali
Meloni ha attribuito il risultato alla collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, Algeria, Libia e Tunisia. Per rendere ancora più efficace questo sistema, ha chiesto tuttavia una partecipazione più ampia da parte degli Stati terzi, proprio nel punto in cui il testo dell’intervento si interrompe.
Nel suo discorso la presidente del Consiglio ha rivendicato anche l’aumento dei rimpatri effettuati dopo un provvedimento di espulsione. Grazie alle nuove regole europee, ha spiegato, quest’anno è stato raggiunto il dato più alto mai registrato nello stesso periodo. Il messaggio politico indicato da Meloni è netto: «chi entra illegalmente in Italia non può contare di restarci».
Energia, la pressione sulle imprese
Il costo dell’energia è stato indicato come uno dei principali ostacoli alla competitività europea. Meloni ha sostenuto che non sia sostenibile chiedere alle aziende del continente di misurarsi con i grandi concorrenti globali mentre sostengono prezzi energetici strutturalmente più elevati.
La presidente del Consiglio ha chiesto interventi immediati per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese. Ha inoltre messo in guardia dal rischio che la transizione ambientale finisca per indebolire il sistema produttivo: la riduzione delle emissioni, nella sua impostazione, non deve trasformarsi in una perdita di capacità industriale.
Le difficoltà sulle rotte commerciali e nelle catene di approvvigionamento incidono sui costi dei trasporti, delle assicurazioni e dei combustibili. L’effetto finale, ha osservato Meloni, si trasferisce sui consumatori attraverso le bollette e la spesa quotidiana, oltre a gravare sui bilanci aziendali.
Per affrontare una crisi di questa portata, secondo il governo italiano, serve un coordinamento internazionale. Meloni ha ricordato l’intesa raggiunta nel G7 per immettere sul mercato una quantità rilevante di carburante e limitare il pericolo di un’interruzione delle esportazioni statunitensi, eventualità che avrebbe avuto conseguenze pesanti sulle economie europee.
Bilancio europeo, niente accordi a ogni costo
Nel confronto sul prossimo bilancio dell’Unione, Roma considera decisive le risorse destinate all’agricoltura, alla pesca e alla politica di coesione. Meloni ha spiegato che questi capitoli riguardano rispettivamente la sicurezza alimentare e l’equilibrio tra i territori, elementi che a suo giudizio fanno parte della solidità strategica e della crescita del mercato unico.
La presidente del Consiglio ha anche chiarito che l’Italia non intende approvare un’intesa soltanto per rispettare la scadenza indicata dalla presidenza irlandese e dalle istituzioni europee. Il negoziato, ancora aperto sulla dimensione complessiva del bilancio e sulle fonti di finanziamento, dovrà produrre un risultato considerato adeguato agli interessi italiani.
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Kiev, il sostegno non cambia
Sul conflitto in Ucraina, Meloni ha confermato il sostegno a Kiev e la volontà di mantenere la pressione su Mosca. La sua posizione è che l’interruzione della resistenza ucraina non porterebbe automaticamente alla pace, ma potrebbe lasciare spazio all’occupazione di un Paese europeo e a un ritorno dell’imperialismo sovietico.
Rievocando la repressione delle rivolte di Praga e Budapest e la divisione simboleggiata dal Muro di Berlino, la presidente del Consiglio ha respinto l’idea di equiparare la resa alla pace. Ha definito l’obiettivo dell’Italia una soluzione giusta e duratura, anche se questa linea comporta un costo sul piano del consenso politico.
Meloni ha espresso perplessità anche sull’intesa relativa al gasolio russo annunciata da Donald Trump. Pur riconoscendo la necessità di contenere il caro energia, ha sostenuto che l’aumento dei prezzi dei carburanti dipenda soprattutto dalla guerra in Iran e che l’accordo rischi di offrire vantaggi limitati a fronte di conseguenze rilevanti.
Tra i rischi indicati figurano un riconoscimento politico per Mosca, nuove entrate utili a finanziare il conflitto e un indebolimento delle sanzioni. Secondo Meloni, questi effetti entrerebbero in contraddizione con gli sforzi finora compiuti dagli Stati occidentali per spingere Vladimir Putin verso un negoziato.
Israele e Gaza, dialogo ma anche critiche
Nel passaggio dedicato al Medio Oriente, la presidente del Consiglio ha ribadito che la sicurezza di Israele non può essere messa in discussione, soprattutto mentre in diversi Paesi tornano segnali di antisemitismo. Ha quindi difeso la necessità di mantenere aperto il confronto con il governo israeliano.
Allo stesso tempo, Meloni ha definito motivo di preoccupazione la permanenza israeliana nel sud del Libano, in Siria e a Gaza, oltre alla pressione esercitata sulla popolazione palestinese in Cisgiordania. Ha ricordato la posizione condivisa con Francia, Germania, Regno Unito e altri partner: gli insediamenti israeliani nei territori occupati sono illegali e l’Italia contrasta sia l’annessione sia il trasferimento forzato dei palestinesi.
Le comunicazioni della presidente del Consiglio al Senato precedono il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Al centro dell’appuntamento ci saranno dunque il contenimento dei prezzi energetici, la definizione delle priorità finanziarie dell’Unione e la risposta europea ai principali conflitti internazionali.
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