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Attualità 2 min di lettura58 min fa

Boicottaggio di Israele, Washington minaccia ritorsioni: chi rischia

Il messaggio arrivato da Washington apre alla possibilità di uno scontro diplomatico con diversi Paesi europei: i governi che adottano misure contro Israele potrebbero affrontare contromisure statunitensi.

Il messaggio arrivato da Washington apre alla possibilità di uno scontro diplomatico con diversi Paesi europei: i governi che adottano misure contro Israele potrebbero affrontare contromisure statunitensi. L’avvertimento è stato lanciato da Harmeet K. Dhillon, responsabile della divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.


Dhillon annuncia possibili contromisure

Parlando durante un incontro con la stampa estera nella capitale americana, Dhillon ha sostenuto che le iniziative di boicottaggio contro Israele costituiscano una forma di antisemitismo. Secondo la dirigente, l’amministrazione starebbe prendendo in considerazione sanzioni rivolte ai Paesi che scelgono di aderire a questo tipo di campagne.

«Il movimento BDS, cioè Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, è antisemitismo», ha dichiarato Dhillon. Ha poi aggiunto che, per tutta la durata della presidenza Trump, gli Stati che adotteranno misure simili potrebbero essere colpiti da ritorsioni o da provvedimenti equivalenti, lasciando intendere che il presidente si stia orientando verso questa linea.


Il precedente delle sanzioni in Cisgiordania

L’avvertimento arriva dopo la decisione di Francia, Regno Unito e Canada di introdurre sanzioni contro gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. L’annuncio, diffuso all’inizio di settembre, ha segnato una presa di posizione particolarmente significativa da parte di tre Paesi storicamente vicini a Israele.

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L’iniziativa era stata promossa da Londra, che aveva accusato Israele di aver realizzato una «pulizia etnica» in Cisgiordania. Alla scelta si sono poi associati altri governi europei: Spagna, Irlanda, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Polonia, Portogallo, Islanda e Svezia.


Trump aveva scelto la prudenza

La posizione espressa da Dhillon appare più dura rispetto alla reazione iniziale di Donald Trump. Dopo gli annunci di Francia, Regno Unito e Canada, il presidente americano aveva evitato di commentare direttamente la vicenda, spiegando soltanto che avrebbe discusso il tema con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Ora il segnale proveniente dall’amministrazione sembra diverso. Le dichiarazioni della responsabile dei diritti civili non costituiscono ancora l’annuncio di sanzioni già operative, ma indicano che alla Casa Bianca si sta valutando l’ipotesi di rispondere con misure punitive alle iniziative dei governi stranieri contro Israele.

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