Bettini lancia la sfida a Schlein: «Ora serve scegliere
L’ex dirigente dem sposta il dibattito dalla legge elettorale alla strategia per vincere, chiedendo un’intesa chiara con Conte, Avs e gli elettori di sinistra.
La questione, per Goffredo Bettini, non è stabilire chi abbia ragione nella guerra tra Russia e Ucraina. Il punto decisivo è capire quale linea possa permettere al centrosinistra di tornare competitivo alle prossime elezioni. In un intervento rivolto a Elly Schlein, l’ex dirigente del Pd invita la segretaria a superare le ambiguità, costruire un programma e aprire rapidamente il confronto sulle primarie.
Bettini sostiene di aver scritto non per difendere una posizione personale su Vladimir Putin o Volodymyr Zelensky, ma perché considera quelle idee indispensabili per allargare il consenso. A suo giudizio, una vittoria sarebbe possibile soltanto attraverso un’alleanza con Giuseppe Conte e Avs, oltre che con una parte consistente dell’elettorato progressista.
La priorità è evitare l’immobilismo
L’ex dirigente dem contesta innanzitutto l’attenzione riservata alla legge elettorale. A suo parere, discutere soltanto di preferenze, incostituzionalità e presunti abusi non cambia le probabilità di successo o di sconfitta. Per questo invita il partito a smettere di concentrarsi sulle recriminazioni e a prepararsi invece a una possibile campagna elettorale ravvicinata.
Il rischio indicato da Bettini è concreto: gli avversari, osserva, potrebbero essere pronti a tornare alle urne nel giro di due o tre mesi, mentre il Pd non avrebbe ancora un programma definito né una data per le primarie. «Ora basta con questa lagna», è il richiamo attribuito all’ex dirigente, che chiede a Schlein di affrontare i nodi politici senza attendere una soluzione esterna o provvidenziale.
Secondo Bettini, anche la comunicazione quotidiana del partito resta ancorata a temi come bollette, salario minimo e inflazione, ma senza una direzione complessiva. Le promesse, se rimangono vaghe e frammentarie, non basterebbero a costruire una proposta elettorale riconoscibile.
Conte e gli elettori nel nuovo asse
Nel ragionamento di Bettini, il rapporto con Giuseppe Conte occupa uno spazio centrale. Il leader del Movimento 5 Stelle, sostiene, ripete da tempo una posizione coerente sulla guerra e sulle priorità della sinistra, mentre Schlein avrebbe trasmesso al proprio elettorato messaggi oscillanti, alternando assensi, dubbi e prese di distanza.
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L’ex dirigente attribuisce proprio a questa incertezza una parte della distanza tra il Pd e la sua base. Gli elettori, afferma, sarebbero in larga maggioranza più vicini alle posizioni espresse da Conte; per questo il partito dovrebbe smettere di considerarli soltanto come destinatari di messaggi elettorali e trasformarli in un riferimento diretto per la propria linea politica.
Bettini ricorda inoltre che Conte e Avs, sommati, dispongono di un peso elettorale paragonabile a quello del Pd e forse superiore. Da qui la richiesta di un accordo politico vero, non limitato alla convenienza del momento: «La sinistra oggi in Italia è questa», scrive rivolgendosi a Schlein.
Il governo Meloni come terreno di confronto
Nel testo trova spazio anche una valutazione sull’attuale esecutivo. Bettini ammette di voler provocare quando sostiene che il centrosinistra dovrebbe perfino ringraziare il governo di Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La sua tesi, tuttavia, è che l’esecutivo potrebbe lasciare in eredità una situazione economica non devastata, permettendo alla sinistra di presentare in seguito le proprie proposte progressiste o riformiste.
Questa impostazione, precisa, non equivale a un’approvazione dell’operato della maggioranza. Serve piuttosto a sostenere che il Pd non può fondare la propria campagna soltanto sulla critica all’avversario, soprattutto se non ha ancora chiarito identità, programma e alleanze.
Bettini mette infine Schlein davanti a una scelta. Dovrà decidere se seguire chi propone una linea opposta a quella indicata dall’ex dirigente, accettando il rischio di una nuova sconfitta per una questione di principio, oppure ignorare quelle posizioni e concentrarsi sulla costruzione di un progetto comune. La proposta conclusiva è immediata: convocare un tavolo sul programma e fissare poi il percorso delle primarie.
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