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Attualità 3 min di lettura16 min fa

Berlusconi, il ricordo di Confalonieri: talento precoce e difetti

L’amico di sempre ripercorre l’ascesa politica del Cavaliere, il rapporto con la televisione e alcuni retroscena su Letta e Milano.

Da compagno d’infanzia a collaboratore durante una lunga stagione imprenditoriale e politica: Fedele Confalonieri racconta Silvio Berlusconi senza nascondere né l’ammirazione né le perplessità. Nel suo bilancio trovano spazio l’intuizione commerciale del Cavaliere, le occasioni in cui i due non la pensavano allo stesso modo e una riflessione sull’Italia di oggi.

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Un talento riconoscibile da ragazzo

L’amicizia tra Confalonieri e Berlusconi risale a quando entrambi avevano circa 11 anni. Il presidente di Mediaset ricorda l’amico come un ragazzo brillante e intraprendente, già capace di proporre e vendere oggetti diversi, dagli elettrodomestici alle spazzole elettriche. «Era Berlusconi già allora», ha sintetizzato parlando del suo carattere precoce da commerciante.

Confalonieri descrive invece se stesso come un bambino più pacato, interessato soprattutto alla musica. A suo giudizio, la disciplina rigida di famiglia e scuola, tipica di quel periodo, imponeva ai ragazzi comportamenti molto diversi da quelli attuali e non rappresentava necessariamente un aspetto negativo.


L’ascesa politica tra dubbi e successo

Confalonieri ammette di aver accolto con scetticismo la scelta di Berlusconi di entrare direttamente in politica. Temeva che l’operazione non avrebbe funzionato e ricorda una previsione attribuita a Bettino Craxi alla vigilia della partenza per la Tunisia: un risultato vicino all’8% avrebbe potuto danneggiare gli interessi del gruppo. Il risultato, però, superò ogni attesa: in appena tre mesi Berlusconi raccolse più del 21% dei consensi, in quella che l’amico definisce una «cosa napoleonica».

Nel ritratto di Confalonieri non mancano le critiche. Berlusconi, osserva, non realizzò la rivoluzione liberale promessa e finì per affidare ad altri la gestione ordinaria dell’esecutivo. L’ex presidente del Consiglio viene tuttavia ricordato positivamente per il ruolo internazionale svolto e per una diplomazia personale, basata anche sulla familiarità nei rapporti con i leader stranieri, compreso Vladimir Putin.

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Televisione, politica estera e futuro

Parlando dei programmi televisivi, Confalonieri spiega di seguire soprattutto Sky per l’offerta musicale e, sulle reti Mediaset, le notizie e alcuni programmi di dibattito. Riconosce a Pier Silvio Berlusconi la capacità di guidare l’azienda televisiva, ma nota che il piccolo schermo è cambiato: secondo lui, oggi prevalgono gli scontri, mentre in passato le interviste a grandi protagonisti della politica avevano un peso diverso. Quando il tema è la legge elettorale, racconta di preferire spegnere l’audio.

Sul piano internazionale, Confalonieri sostiene che la diplomazia contemporanea non abbia più figure paragonabili a Henry Kissinger. A suo avviso, l’Italia e l’Occidente non possono continuare a sostenere indefinitamente i costi della guerra in Ucraina e dovrebbero cercare una via per arrivare alla sua conclusione, anche se non individua un leader in grado di assumere l’iniziativa. Berlusconi, aggiunge, non avrebbe apprezzato Donald Trump già durante il primo mandato.

Tra i retroscena citati nell’intervista c’è anche quello su Gianni Letta. Confalonieri lo definisce una persona di straordinaria lealtà e sostiene che, in occasione della rielezione di Sergio Mattarella, Giorgia Meloni gli avrebbe proposto la Presidenza della Repubblica. Letta avrebbe rinunciato, secondo il racconto, per non creare un dispiacere a Berlusconi.

Guardando alle prossime elezioni comunali, Confalonieri considera Milano una città con un centro orientato a sinistra e ritiene che Mario Calabresi potrebbe avere possibilità concrete. Un candidato ancora più vicino a quell’area, come Pierfrancesco Majorino, avrebbe però a suo parere chance maggiori. Sul futuro, infine, sceglie l’ironia: durante una cerimonia per la consegna dei diplomi di master a Mediaset, rivolgendosi ai giovani, ha detto: «Cazzi vostri!»

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