Bce, Lagarde lascia a febbraio: Macron pesa sulla successione
L’uscita anticipata evita che il prossimo presidente francese partecipi alla scelta del vertice monetario europeo
Christine Lagarde lascerà la presidenza della Bce il 7 febbraio 2027, con quasi nove mesi di anticipo sulla scadenza del mandato. La decisione consente a Emmanuel Macron di partecipare alla designazione del successore prima delle elezioni presidenziali francesi.
GioiaPura
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Inflazione e crescita europea
La banca centrale dell’eurozona affronta intanto una nuova pressione sui prezzi: l’inflazione ha raggiunto il 3,8% a settembre, anche per effetto dell’aumento dei costi energetici legato al conflitto in Medio Oriente. Per il 2026 la crescita dell’area è stimata allo 0,9%.
Il bilancio della gestione dell’inflazione resta discusso. La Bce riconobbe tardi la durata delle tensioni sui prezzi iniziate nel 2021 e attese fino al luglio 2022 prima di aumentare i tassi, quando l’inflazione aveva già oltrepassato nettamente il limite del 2% previsto dai trattati europei. Nell’ottobre dello stesso anno arrivò al 10,6%.
L’invasione russa dell’Ucraina e il rincaro dell’energia contribuirono alla fiammata, ma la risposta tardiva impose una stretta molto rapida. In poco più di un anno i rialzi furono dieci consecutivi: il tasso sui depositi passò dal -0,50% al 4%.
I finanziamenti divennero così più costosi per famiglie e aziende, mentre l’economia rallentava. Con la diminuzione dell’inflazione, la Bce iniziò a ridurre il costo del denaro nel giugno 2024 e riportò il tasso sui depositi al 2% un anno dopo. Lagarde ha evitato una recessione estesa, ma il ritardo nell’intervento resta uno degli aspetti più contestati del suo mandato.
Le doti di mediazione di Lagarde
Insediatasi a Francoforte nel novembre 2019 senza aver diretto in precedenza una banca centrale, l’ex ministra delle Finanze francese ha puntato soprattutto sulla ricerca di accordi nel Consiglio direttivo. L’organismo riunisce i sei componenti del Comitato esecutivo e i governatori delle banche centrali dei 21 Paesi che utilizzano l’euro.
Il confronto tra i rappresentanti del Nord Europa, più severi sul controllo dei prezzi, e i sostenitori di una politica monetaria meno restrittiva ha spesso creato tensioni. Lagarde ha tuttavia ricomposto diverse fratture e mantenuto il consenso interno durante emergenze economiche di ampia portata.
Un passaggio delicato arrivò il 12 marzo 2020. In conferenza stampa disse che la Bce non era lì per «chiudere gli spread», provocando una reazione negativa dei mercati dopo la stagione del «whatever it takes» di Mario Draghi. Lagarde corresse in tempi rapidi il messaggio e, nei mesi successivi, le misure dell’istituto mostrarono una disponibilità concreta a contenere le tensioni sui titoli di Stato.
Durante la pandemia fu varato il programma straordinario di acquisto Pepp, la cui dotazione massima venne portata a 1.850 miliardi di euro. La possibilità di distribuire gli acquisti in modo flessibile contribuì a limitare la pressione sui debiti pubblici, in particolare nei Paesi più esposti, tra cui l’Italia.
La partita sulle nomine europee
La successione è legata anche a due posti che si libereranno nel 2027. Isabel Schnabel uscirà dal Comitato esecutivo il 3 gennaio per andare al Fondo monetario internazionale, mentre il mandato del capo economista Philip Lane terminerà il 31 maggio. I governi dovranno quindi distribuire tre incarichi in pochi mesi, con la possibilità di trattare un’intesa complessiva.
Per la presidenza circolano soprattutto Klaas Knot, già governatore della banca centrale dei Paesi Bassi, e Pablo Hernández de Cos, ex presidente del Banco de España e attuale direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali. I rispettivi governi li sostengono e Friedrich Merz ha previsto colloqui con entrambi.
Knot, in passato molto critico verso l’espansione monetaria promossa da Mario Draghi, è oggi considerato un esponente pragmatico. Hernández de Cos viene invece descritto come più moderato e capace di aggregare consensi.
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Secondo Reuters, Parigi potrebbe appoggiare Knot in cambio dell’assegnazione del ruolo di capo economista a un candidato francese. Tra le ipotesi figurano Agnès Bénassy-Quéré, vicegovernatrice della Banque de France, e Laurence Boone, già capo economista dell’Ocse.
La Germania avrebbe ridotto le aspettative sulla candidatura del presidente della Bundesbank Joachim Nagel e punterebbe alla posizione lasciata da Schnabel. Se il negoziato si bloccasse, potrebbe emergere una soluzione intermedia come François Villeroy de Galhau, ex governatore della banca centrale francese, indicato da OMFIF tra i possibili nomi di compromesso.
Il peso della scelta francese
L’accordo tra i governi dell’eurozona potrebbe arrivare entro la fine del 2026, forse già durante il Consiglio europeo del 17 e 18 dicembre. Macron non potrà concorrere per un terzo mandato consecutivo, ma avrà ancora voce nella designazione del presidente destinato a guidare la politica monetaria fino al 2035.
Se Lagarde avesse completato il mandato il 31 ottobre 2027, la scelta avrebbe coinvolto anche il futuro inquilino dell’Eliseo. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è in testa ai sondaggi e potrebbe quindi avere avuto un ruolo nella nomina.
Il presidente francese non disporrà comunque di un potere decisivo da solo. La designazione spetta ai leader dei 21 Paesi dell’Unione europea che adottano la moneta unica: per approvarla servono 16 Stati, purché rappresentino almeno il 65% della popolazione complessiva.
La procedura è stata avviata da António Costa, presidente del Consiglio europeo. Le prime indiscrezioni su un’uscita anticipata di Lagarde erano circolate otto mesi fa, quando si era parlato della volontà di consentire a Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz di influire sulla successione. La Bce aveva allora affermato che non era stata presa alcuna decisione.
Rischi per i conti di Parigi
La Francia cerca una guida della Bce sensibile alle proprie difficoltà finanziarie. Il 22 ottobre il rendimento dei titoli di Stato decennali francesi è salito al 5,14%, il valore più alto dal luglio 2002, mentre la differenza rispetto ai Bund tedeschi ha superato 170 punti base.
La difficoltà di ridurre il disavanzo si somma all’instabilità politica. Gli investitori considerano concreta l’eventualità di un governo francese in contrasto con le regole europee, ipotesi associata anche a una possibile vittoria di Le Pen.
Il prossimo presidente della Bce potrebbe dover affrontare una crisi del debito francese utilizzando il Transmission Protection Instrument, introdotto nel 2022 per intervenire quando le tensioni sui mercati obbligazionari ostacolano la trasmissione della politica monetaria.
L’attivazione dello strumento richiede però condizioni precise. In caso di scontro tra Parigi e Bruxelles sui conti pubblici, l’istituto dovrebbe distinguere l’aumento dei rendimenti provocato da movimenti ingiustificati del mercato da quello legato alle decisioni del governo francese.
Per ora l’Italia non ha indicato un candidato. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha escluso che Roma presenti una propria candidatura. Non è percorribile nemmeno un ritorno di Mario Draghi, perché il suo mandato di otto anni è già terminato e i trattati europei non consentono il rinnovo.
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