Bari, l’ordinanza sui detersivi crolla: cosa ha deciso il Consiglio di Stato
Dopo più di dieci anni di contrasti, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso del condominio, senza mettere in discussione la gravità della patologia della residente.
Dopo oltre un decennio di tensioni, cambia il quadro giuridico nel condominio barese dove erano stati limitati detersivi, vernici e ammorbidenti profumati. Il Consiglio di Stato ha ritenuto fondato il ricorso presentato da alcuni residenti contro l’ordinanza sindacale del 2012, giudicando assenti i requisiti di necessità e urgenza richiesti dalla legge.
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La malattia resta fuori discussione
Al centro della vicenda c’è una donna affetta da vasculite autoimmune associata a sensibilità chimica multipla. Per tutelarne la salute, il provvedimento firmato quando Michele Emiliano era sindaco di Bari aveva introdotto restrizioni sull’impiego di determinate sostanze nelle aree comuni dello stabile.
La pronuncia amministrativa, però, non nega né ridimensiona la patologia. Il collegio ha concentrato l’attenzione sull’ordinanza scelta per affrontare il problema, ritenendo che un atto del sindaco non possa essere utilizzato per risolvere una controversia privata tra condomini.
Un’ordinanza non può sostituire il giudice
Secondo il Consiglio di Stato, un intervento straordinario dell’amministrazione è ammissibile soltanto quando il pericolo supera i confini di un contrasto tra singoli e presenta caratteristiche tali da non poter essere gestito attraverso gli strumenti ordinari. In caso contrario, il provvedimento rischierebbe di diventare una sorta di arbitrato imposto dall’autorità pubblica.
“Il punto non riguarda il valore del diritto alla salute né la fondatezza della richiesta. Riguarda l’adeguatezza del mezzo e il rispetto del principio di legalità”, hanno precisato i giudici. La residente avrebbe potuto rivolgersi al tribunale civile, anche chiedendo una misura urgente, oppure alla Asl per ottenere interventi destinati a ridurre i rischi per la sua salute.
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Il tempo pesa sulla decisione
Un elemento rilevante è rappresentato anche dalla lunga inattività dell’ordinanza. Il provvedimento del 2012 sarebbe rimasto sostanzialmente senza applicazione fino all’ingresso di nuovi abitanti e all’esecuzione di lavori di manutenzione nell’edificio.
Per i giudici, questa successione temporale indebolisce la tesi dell’emergenza: “l’urgenza non c’era”. Nel frattempo, il conflitto era arrivato anche sul terreno penale, dopo le segnalazioni della donna sulla presenza, sul pianerottolo, di rifiuti, cartoni, buste e stracci impregnati di disinfettante. Il procedimento contro due condomini e l’amministratore è stato archiviato.
Il procedimento civile resta aperto
La residente aveva quindi intrapreso un’altra strada e, a luglio, aveva ottenuto dal tribunale civile un decreto d’urgenza. Il provvedimento vietava l’utilizzo delle sostanze contestate e chiedeva al condominio di predisporre un piano di pulizia compatibile con tali limitazioni.
La decisione del Consiglio di Stato non annulla automaticamente quel percorso, che segue regole autonome rispetto al giudizio amministrativo. Restano dunque da valutare le conseguenze concrete delle motivazioni appena depositate sul decreto civile e sulle misure eventualmente ancora applicabili nello stabile.
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