Meteo su Roma.

Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Bambini e lutto, Pellai: «La morte va spiegata con chiarezza»

Lo psicologo invita a evitare metafore, mostrare emozioni autentiche e accompagnare i bambini nel dolore

La morte va spiegata ai bambini con parole semplici e vere, senza ricorrere a immagini come «è volato in cielo» o «si è addormentato». A sostenerlo è Alberto Pellai, psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva, che indica agli adulti come accompagnare i più piccoli durante un lutto.

Offerta del giorno2 novembre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 59 giorni
*********


Parlare senza metafore

Di fronte alla perdita di una persona cara, molti genitori temono di provocare ulteriore sofferenza ai figli e scelgono di non affrontare l’argomento. Il silenzio, però, può lasciare il bambino solo davanti a emozioni che non comprende e non riesce a esprimere.

Secondo Pellai, è necessario usare un linguaggio diretto, adeguato all’età e ancorato alla realtà. «Ai bambini bisogna parlare della morte in modo semplice, diretto, veritiero, con parole adatte alla loro comprensione», spiega. Per questo, al posto di formule vaghe come «è partita» o «è andata in cielo», è preferibile dire chiaramente che una persona è morta.

A comunicare la notizia dovrebbe essere l’adulto che rappresenta per il bambino un punto di riferimento affidabile. La sua presenza può offrire sicurezza anche quando il dolore rende difficile capire ciò che sta accadendo.


Le emozioni degli adulti

Il modo in cui si comunica la morte conta quanto le parole scelte. Il bambino ha bisogno di poter fare domande, esprimere dubbi e mostrare la propria tristezza in un ambiente familiare, tranquillo e privo di interruzioni.

Pellai invita inoltre i genitori a non nascondere automaticamente pianto e dolore. «Gli adulti devono essere veri nei loro stati emotivi nell’accompagnare i bambini all’interno delle esperienze del lutto», afferma. Le emozioni possono essere condivise, purché il bambino non venga esposto a una disperazione ingestibile: l’adulto deve mostrarsi triste, ma restare capace di sostenerlo.

Dopo aver comunicato la perdita, possono aiutare attività concrete come disegnare, scrivere lettere oppure raccogliere fotografie e ricordi. L’obiettivo è dare un nome a ciò che si prova e mantenere un legame con la persona che non è più presente.


Libri per affrontare la perdita

Le storie illustrate possono offrire ai bambini una distanza protetta per riconoscere sentimenti e paure. Nei racconti, infatti, possono ritrovare esperienze simili alle proprie e sentirsi meno isolati.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Tra gli esempi citati c’è «Tutto in una noce» di Ammi-Joan Paquette, con illustrazioni di Felicita Sala e traduzione di Chiara Carminati, pubblicato da Rizzoli e indicato dai 6 anni. La protagonista Emilia ascolta il racconto del viaggio compiuto dal nonno alla ricerca di una nuova casa; mentre il seme diventa un albero, l’uomo rallenta gradualmente, richiamando il ciclo naturale della vita.

Per i bambini dai 3 anni viene indicato anche «Per sempre nel mio cuore» di Barbara Franco, pubblicato da Gribaudo. Il volume raccoglie quattro storie illustrate dedicate al lutto, ai ricordi e al modo in cui una persona amata può continuare a essere percepita come vicina.


Ricordi e legami familiari

«Nonno viaggia» di Sebastiano Ruiz Mignone, con illustrazioni di Michele Bosco e pubblicato da Mimebù, racconta invece l’esperienza di Greta. Gli oggetti che la bambina trova nella casa dei nonni diventano l’occasione per ripercorrere ricordi e avventure condivise.

Quando la madre le comunica che il nonno è partito, la casa è vuota, ma una busta con le fotografie dell’ultimo viaggio conserva il legame tra i due. Il libro è indicato dai 5 anni.

Alberto Pellai ha scritto anche «Mi manchi già», illustrato da Ilaria Zanellato e pubblicato da De Agostini per bambini dai 3 anni. Il volume racconta, attraverso le parole di un padre al figlio, come l’affetto possa continuare nei ricordi anche quando la persona amata non è più fisicamente accanto a noi.

L’elaborazione del lutto, secondo il passaggio riportato da Pellai, richiede al bambino di imparare ad amare in assenza, dopo aver perso la possibilità di vivere quel rapporto nella presenza quotidiana.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere