B-1 via da Fairford: il mistero che riaccende la tensione con l’Iran
Washington trasferisce negli Stati Uniti i bombardieri schierati in Gran Bretagna mentre Teheran rivendica il ritiro delle navi americane dalla regione.
Il trasferimento dei bombardieri statunitensi dalla base britannica di Fairford arriva mentre resta aperta un’indagine antiterrorismo su un episodio dai contorni ancora poco chiari. Nelle stesse ore, Teheran sostiene che le navi militari americane si siano allontanate dalle acque vicine all’Iran.
I bombardieri lasciano la base britannica
Tutti i B-1 Lancer presenti a Fairford sono stati ricondotti negli Stati Uniti. A comunicarlo è stato il Dipartimento della Difesa americano, che non ha però indicato la ragione precisa del trasferimento né ha fornito ulteriori dettagli sull’operazione.
La base, situata nel sud-ovest dell’Inghilterra, era stata utilizzata dalle forze statunitensi per attività definite da Londra “difensive”, nel quadro del conflitto condotto dagli Stati Uniti contro l’Iran. I velivoli dispongono di un’ampia autonomia e possono trasportare un elevato carico di missili.
L’allarme attorno a Fairford
La decisione arriva dopo l’intervento della polizia del 27 settembre, quando nei pressi dell’installazione militare erano stati segnalati “tre veicoli sospetti”. L’area era stata isolata e decine di abitazioni vicine erano state sgomberate in via precauzionale.
Gli agenti avevano poi escluso la presenza di esplosivi nei mezzi, trovando invece grandi quantità di benzina. Londra aveva parlato di “chiare indicazioni” su un possibile coinvolgimento iraniano, ma Teheran aveva respinto l’accusa. Washington, più cautamente, aveva fatto riferimento all’eventuale ruolo di un “attore straniero”.
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Teheran rivendica il ritiro navale
Ali Fadavi, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, ha affermato che nessuna nave della marina statunitense si trova attualmente nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz, nel Golfo dell’Oman o nella parte settentrionale dell’Oceano Indiano. Secondo la sua ricostruzione, le unità americane si sarebbero portate a oltre 1.000 chilometri dai confini iraniani.
Parlando alla televisione di Stato, Fadavi ha attribuito l’allontanamento alla capacità militare iraniana e alla forza navale delle Guardie Rivoluzionarie. Il comandante ha inoltre sostenuto che l’Iran abbia mantenuto il controllo dello Stretto di Hormuz negli ultimi mesi.
Cambia anche la guida del petrolio
Nel frattempo, il governo iraniano deve fare i conti con lunghe attese davanti ai distributori di carburante, aggravate dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente. In questo contesto, il ministro del Petrolio Mohsen Paknejad ha lasciato l’incarico.
Il presidente ha accolto le dimissioni e ha affidato temporaneamente il ministero a Hamid Bord, amministratore delegato della National Iranian Oil Company. La nomina è stata formalizzata con un decreto presidenziale e resa pubblica dall’emittente di Stato.
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