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Attualità 1 min di lettura5 ott

Avi Issacharoff, la svolta che sogna per Fauda: dalla vendetta alla pace

Il creatore della serie riflette sul conflitto, condanna il ciclo delle ritorsioni e immagina un futuro capitolo costruito attorno a un’intesa pacifica

Il futuro che Avi Issacharoff immagina per Fauda non passa da una nuova escalation, ma dalla possibilità di raccontare un’intesa tra le parti. Il creatore della serie spera infatti che un eventuale seguito possa concentrarsi proprio su un accordo di pace.


La vendetta non chiude il conflitto

Per Issacharoff, la logica della rappresaglia non conduce a una soluzione. «La spirale di vendetta porta solo altre morti», ha affermato, indicando nel susseguirsi delle ritorsioni un meccanismo capace di alimentare il dolore senza interrompere il conflitto.

La sua riflessione sposta l’attenzione dall’idea di una vittoria ottenuta con la forza alle conseguenze umane dello scontro. In questa prospettiva, il racconto di una pace futura rappresenterebbe un cambio di direzione rispetto alla dinamica della violenza.

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La serie osserva una realtà concreta

Issacharoff respinge l’idea che Fauda costruisca scenari lontani dai fatti. Secondo il suo autore, la produzione non crea una realtà artificiale, ma porta sullo schermo tensioni e situazioni già presenti nella vita quotidiana del conflitto.

Il 7 ottobre occupa, nel suo ragionamento, un posto centrale. Issacharoff lo ha definito «il vero tentato genocidio», sottolineando così la gravità che attribuisce a quell’evento e il modo in cui, a suo giudizio, dovrebbe essere interpretato nel quadro della realtà narrata dalla serie.

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