1.173notizie oggi
Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Auto, il paradosso di Urso: la fabbrica cinese manca per colpa di Stellantis

Il ministro attribuisce l’assenza di costruttori cinesi alla mancanza di impianti disponibili, ma produzione, uscite incentivate e dichiarazioni del passato raccontano un quadro diverso.

La produzione italiana di Stellantis è crollata a 379.706 veicoli lo scorso anno, il 20% in meno rispetto al 2024 e quasi la metà dei volumi registrati nel 2023. Nei primi nove mesi dell’anno le fabbriche si sono fermate a 340.745 unità, un livello persino inferiore a quello del 2020, segnato dalla pandemia. È sullo sfondo di questi numeri che il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato perché, a suo giudizio, un costruttore cinese non abbia ancora scelto l’Italia.

Offerta del giorno14 ottobre

Douglas

-25% su app da Douglas con Beauty Card

Scade tra 2 giorni
*******


La spiegazione del ministro

Rispondendo alla domanda del deputato di Avs Marco Grimaldi, Urso ha sostenuto che il governo e l’Unione europea stanno rendendo sempre meno conveniente esportare automobili dalla Cina verso il mercato europeo. Per questo, secondo il ministro, gruppi come BYD e Dongfeng starebbero cercando impianti già pronti per avviare la produzione nel continente.

Urso ha riferito di aver incontrato più volte Alfredo Altavilla, responsabile di BYD, e altri rappresentanti del settore, aggiungendo che alcuni stabilimenti italiani sarebbero stati visitati. Il problema, nella sua ricostruzione, è l’assenza di una struttura disponibile: “I cinesi chiedono uno stabilimento chiavi in mano”, ha spiegato durante il dibattito parlamentare.

La responsabilità di questa situazione, sempre secondo il ministro, sarebbe legata all’accordo raggiunto con Stellantis. L’azienda si sarebbe impegnata a mantenere operativi tutti gli impianti italiani e a non procedere con licenziamenti, lasciando così meno siti liberi per un eventuale nuovo produttore.


Produzione in calo e operai usciti

I dati sulla presenza industriale di Stellantis, tuttavia, mostrano un ridimensionamento molto marcato. Nel 2023 il gruppo aveva superato quota 751.000 veicoli prodotti in Italia; due anni dopo il totale è sceso a 379.706. Nel frattempo sono stati utilizzati ammortizzatori sociali e, tra il 2024 e quest’anno, circa 6.000 lavoratori hanno lasciato gli stabilimenti attraverso incentivi all’uscita.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Grimaldi ha contestato anche la distanza tra gli annunci del ministro e i risultati ottenuti. Urso aveva indicato l’obiettivo di un milione di automobili prodotte in Italia e aveva parlato dell’arrivo di un secondo costruttore. “Il ministro mi ricorda una Duna”, ha detto il deputato, collegando quella promessa al mancato insediamento di BYD.


Il nodo degli investimenti cinesi

Secondo Grimaldi, BYD avrebbe esaminato diversi siti europei e alla fine avrebbe scelto un’altra destinazione. Il deputato ha inoltre accusato Stellantis di subordinare un possibile secondo modello a Mirafiori alla concessione di nuovi aiuti pubblici, sostenendo che la bassa produttività dell’impianto non possa essere attribuita agli operai.

La vicenda arriva dopo che, circa due anni fa, lo stesso Urso aveva prospettato l’arrivo in Italia di BYD e di altri produttori asiatici. All’epoca l’accordo con Stellantis non era ancora stato formalizzato e l’allora amministratore delegato Carlos Tavares aveva avvertito che l’arrivo di concorrenti cinesi avrebbe potuto provocare conseguenze sociali e decisioni impopolari.

Anche la Fiom ha respinto la ricostruzione del ministro. Per il sindacato non è corretto sostenere che gli investitori cinesi siano frenati dall’assenza di impianti disponibili: il problema sarebbe piuttosto la mancanza di una strategia industriale e di una scelta politica chiara. La richiesta è di convocare al Mimit un confronto con Stellantis e con il governo, affrontando anche il costo dell’energia e l’eventuale accesso del settore alle agevolazioni riservate alle industrie energivore.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere