Bot russi spenti? La verità dietro il crollo dei dati online
Gli attacchi contro Yandex hanno ridotto il traffico automatico, ma gli esperti avvertono: non ci sono prove che la propaganda filorussa sia stata davvero bloccata.
Che cosa resta dell’ambiente informativo costruito negli ultimi anni se i contenuti capaci di catturare più attenzione sono spesso quelli che alimentano rabbia e contrapposizione? È la domanda centrale sollevata dagli studi sulla disinformazione, e rimarrebbe attuale anche qualora tutte le fabbriche russe di troll cessassero improvvisamente la loro attività.
Douglas
Fino al -25% su Douglas via app
L’allarme: i bot non sono scomparsi
Lukasz Olejnik, esperto di sicurezza informatica e ricercatore al King’s College di Londra, ha definito su X «una convinzione sbagliata e pericolosa» l’idea che le reti automatizzate filorusse siano collassate. Le operazioni di influenza, ha spiegato, possono appoggiarsi a dispositivi violati, sistemi intermedi e infrastrutture cloud occidentali: per questo non dipendono necessariamente dai servizi di Yandex.
Anche Amil Khan, amministratore delegato di Valent, società che segue numerose reti mondiali di disinformazione, ha riferito al Guardian di non avere rilevato variazioni evidenti nella quantità di contenuti pubblicati. Presentare i bot come improvvisamente silenziosi rischia quindi di creare un nuovo equivoco, facendo credere che la minaccia sia finita mentre le campagne continuano attraverso altri canali.
Una crisi tecnologica difficile da leggere
Il dibattito è nato dopo una serie di attacchi con droni ucraini contro tre centri dati di Yandex, colpiti tra l’8 e l’11 ottobre nelle regioni di Ryazan, Kaluga e Vladimir. Le conseguenze hanno coinvolto diversi servizi digitali russi, dai pagamenti alla gestione dei taxi, fino alle applicazioni aziendali e alle piattaforme cloud.
Il sito di Sasovo ospita inoltre due dei tre supercomputer usati da Yandex per l’addestramento dei propri modelli di intelligenza artificiale, anche se non è stato possibile stabilire se quelle macchine abbiano subito danni. L’episodio ha messo in luce la fragilità di un sistema molto concentrato, nel quale una singola azienda sostiene attività essenziali per milioni di persone e migliaia di imprese.
Il dato del 94% e il suo limite
Per alcuni giorni, dopo gli attacchi, numerosi utenti hanno descritto una rete più tranquilla, con meno provocazioni, commenti aggressivi e messaggi apparentemente automatici a favore delle posizioni russe. L’impressione è stata ripresa anche da esponenti politici e osservatori europei e statunitensi.
I dati di Cloudflare hanno alimentato questa lettura: il traffico automatico riconducibile alla rete di Yandex, spesso paragonata al Google russo, sarebbe diminuito del 94%. La cifra, però, non basta a dimostrare che le operazioni di propaganda abbiano subito un arresto.
Volodymyr Zelensky ha rilanciato l’interpretazione più ottimistica il 12 ottobre, durante il Warsaw Security Forum. Il presidente ucraino ha osservato che sui social sembravano essersi ridotti odio, contrasti e provocazioni, collegando il fenomeno alla presunta diminuzione dei bot.
Il termine indica tuttavia attività molto diverse tra loro. Può riferirsi ad account automatizzati che intervengono nelle discussioni, a programmi destinati allo spam oppure ai sistemi usati dai motori di ricerca per esaminare e catalogare le pagine internet. Le rilevazioni di Cloudflare riguardano soprattutto quest’ultima categoria.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Le verifiche ridimensionano l’entusiasmo
Di conseguenza, il calo registrato non equivale alla sparizione dei profili filorussi su X, Facebook o Telegram. Potrebbero esserci effetti indiretti, ma il collegamento tra la riduzione del traffico e la sospensione di specifiche campagne di influenza deve ancora essere dimostrato attraverso l’analisi delle reti coinvolte e dei loro legami con le strutture colpite.
Valdemar Osted, analista della danese Common Consultancy, ha esaminato i commenti su Facebook pubblicati sotto i post di 76 politici di AfD e di 136 account associati al movimento MAGA. Dopo avere corretto i risultati tenendo conto dell’orario e dell’età dei contenuti, il suo gruppo ha rilevato variazioni comprese tra il -8% e il +5% per AfD e tra il +4% e il +10% per MAGA: oscillazioni compatibili con la normale attività della piattaforma, sebbene l’analisi riguardi soltanto Facebook e un arco temporale molto breve.
Un’altra tesi diffusa online sosteneva che le visualizzazioni dei contenuti di Tucker Carlson fossero crollate del 71%. Il confronto, però, metteva a paragone sette pubblicazioni precedenti con quattro successive, apparse in momenti differenti. I post più recenti avevano avuto meno tempo per raccogliere visualizzazioni, rendendo quindi impossibile attribuire quel risultato agli attacchi.
La propaganda sfrutta un sistema più ampio
In Italia Carlo Calenda ha interpretato il caso come un segnale della presenza massiccia di attività automatizzate nella comunicazione politica digitale. «Metà di quello che leggiamo online sono bot. Messi lì da chi vuole distruggere l’Europa», ha scritto su X, sostenendo che l’Europa debba reagire alla manipolazione dell’informazione.
Walter Quattrociocchi, professore di Informatica alla Sapienza di Roma e studioso di polarizzazione e disinformazione, ha invitato invece a non confondere la diminuzione del traffico automatico con la fine delle operazioni di influenza. A suo giudizio, l’episodio può essere osservato come un esperimento naturale: la temporanea indisponibilità di alcune infrastrutture permette di studiare le reazioni dell’ecosistema informativo.
Quattrociocchi è tra gli autori di *Fractured Reality: How democracy can win the global struggle over the information space*, rapporto pubblicato nell’aprile 2026 dal Joint Research Centre della Commissione europea. Il documento sostiene che il contrasto alla disinformazione non possa limitarsi all’identificazione delle notizie false o dei soggetti che le diffondono.
Il problema riguarda anche la struttura delle piattaforme: algoritmi e modelli economici tendono a favorire i contenuti capaci di trattenere l’attenzione, spesso proprio quelli più emotivi e divisivi. Le reti straniere sfruttano questi meccanismi senza averli necessariamente creati, inserendosi in un apparato che comprende centri dati, account automatizzati, sistemi di raccomandazione, servizi cloud e intelligenza artificiale generativa.
Gli attacchi a Yandex hanno dunque mostrato il peso strategico di questa architettura, ma anche la difficoltà di trasformare un indicatore tecnico in una certezza politica. Per capire se i droni abbiano davvero interrotto campagne specifiche serviranno ulteriori verifiche sulle connessioni tra le reti di influenza e le infrastrutture danneggiate.
Continua a leggere
19 feriti vicino al tunnel: l'impatto non mette vite a rischio
Un minibus con autisti di camion diretto verso lo Shuttle è entrato in collisione con un treno nel Pas-de-Calais.
19 feriti alla Manica: il minibus travolto da un treno merci
Il mezzo si è rovesciato su un passaggio a livello vicino all’accesso del tunnel prima di essere colpito da un convoglio: esclusi decessi e rischi per la vita.
Buenos Aires, scontri davanti al Congresso: feriti alla protesta universitaria
La mobilitazione per i fondi agli atenei è stata dispersa con gas lacrimogeni e mezzi idrici dopo il lancio di pietre oltre le barriere
Energia, l’Europa si spacca sull’ETS: la richiesta alla Commissione
Il vertice dopo la pausa estiva ha evidenziato profonde distanze sul mercato delle quote di CO2 e sulle risposte ai rincari provocati dallo shock energetico.