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Energia, l’Europa si spacca sull’ETS: la richiesta alla Commissione

Il vertice dopo la pausa estiva ha evidenziato profonde distanze sul mercato delle quote di CO2 e sulle risposte ai rincari provocati dallo shock energetico.

Il mercato europeo delle quote di CO2 è diventato il principale punto di frizione tra i Ventisette. Durante il primo vertice dell’Unione dopo la pausa estiva, Italia e Paesi di Visegrád ne hanno messo in discussione il peso sui costi, mentre Danimarca, Svezia e Finlandia ne hanno difeso la funzione nella transizione energetica.

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L’ETS divide i governi europei

Roma e i Paesi di Visegrád ritengono che il sistema di scambio delle emissioni possa aggravare il conto della decarbonizzazione e produrre conseguenze sociali rilevanti. L’Italia si è trovata così in prima linea nel chiedere maggiore attenzione agli effetti del meccanismo sui cittadini e sulle imprese.

Di segno opposto la posizione dei Paesi nordici, che considerano l’ETS uno strumento utile per ridurre la dipendenza da petrolio e gas. A sostenere questa linea pesa anche il volume degli investimenti già realizzati nelle fonti rinnovabili e nelle politiche di transizione.


Bruxelles prepara nuove contromisure

Nel documento discusso dai leader si chiede alla Commissione europea di valutare, e se occorre presentare, interventi aggiuntivi contro la crescita dei prezzi dell’energia nel breve periodo. Tra le ipotesi già sul tavolo figurano la possibile estensione degli aiuti di Stato alle aziende più esposte, la realizzazione di nuovi impianti di raffinazione e un coordinamento europeo per acquistare le materie prime.

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Restano invece da definire le eventuali misure ulteriori. La Francia ha proposto di rendere meno rigidi alcuni requisiti di qualità dei carburanti e di aumentare l’impiego dei biocarburanti nella composizione delle benzine. L’Italia, intanto, tratta con la Commissione il cosiddetto decreto-bollette: l’obiettivo è intervenire sul gas, che determina il prezzo dell’energia elettrica, così da contenere l’impatto finale sulle bollette.


Uno shock con effetti diseguali

L’aumento dei costi non colpisce tutti gli Stati nella stessa misura. I Paesi ancora molto legati a gas e petrolio risultano più vulnerabili rispetto a quelli che hanno puntato con maggiore decisione sulle energie rinnovabili.

Dall’inizio del conflitto contro l’Iran, avviato da Stati Uniti e Israele, la spesa europea per petrolio e gas è cresciuta di 100 miliardi di euro. Il tema ha reso particolarmente acceso il confronto tra i leader, chiamati a trovare una risposta comune senza ignorare le differenze tra le economie nazionali.

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