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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Attanasio, l’archiviazione resta in bilico: cinque domande al giudice

Il 25 febbraio sarà esaminata l’opposizione dei genitori dell’ambasciatore: nel mirino movente, sicurezza della missione, balistica e prove mai raccolte

Il 25 febbraio la camera di consiglio dovrà stabilire se fermare o proseguire l’indagine sulla morte di Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo. A pochi giorni dal sesto anniversario dell’agguato, i genitori dell’ambasciatore contestano la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma e chiedono nuovi accertamenti.

L’atto è stato depositato dall’avvocato Rocco Curcio per conto di Salvatore e Alida Attanasio. La memoria allegata conta 90 pagine e riguarda il secondo procedimento, aperto contro ignoti per terrorismo e relativo all’attacco avvenuto il 22 febbraio 2021 nei pressi di Goma, nella Repubblica democratica del Congo.

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Il movente resta senza risposta

Secondo la difesa, il fascicolo non avrebbe verificato fino in fondo se Attanasio potesse essere stato preso di mira per il suo incarico. L’ambasciatore rappresentava l’Italia in una zona segnata da conflitti armati, interessi economici e rivalità strategiche: per questo, sostiene Curcio, sarebbe stato necessario esaminare i rapporti tra la sua attività diplomatica e gli interessi italiani nel Paese.

«Il punto non è contrapporre una nostra verità a quella della Procura, ma capire se un’indagine possa dirsi completa senza aver verificato chi avesse interesse a colpire o intimidire l’ambasciatore», ha spiegato il legale. La richiesta comprende l’acquisizione di atti istituzionali, comunicazioni diplomatiche e altri elementi utili a ricostruire le interlocuzioni di Attanasio.

La Procura ritiene invece più solida la pista dell’agguato organizzato per un’estorsione e considera prive di riscontri sufficienti le ipotesi alternative. L’opposizione chiede però di verificare prima se tutte le piste siano state realmente investigate.


La dinamica degli spari è contestata

Un altro capitolo riguarda la ricostruzione balistica. La memoria richiama l’analisi dell’ingegnere Cristian Bettin, che avrebbe individuato elementi non pienamente conciliabili con la ricostruzione del RIS, in particolare sulla posizione delle vittime e sulla direzione dei proiettili.

Secondo la consulenza, alcuni dati potrebbero essere compatibili con l’ipotesi che Attanasio e Iacovacci fossero in piedi e visibili agli aggressori quando furono colpiti. Per la difesa, si tratta di un aspetto tecnico che merita ulteriori verifiche prima di chiudere il procedimento.

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Nel documento vengono inoltre indicate tre persone considerate informate sui fatti, ma mai ascoltate dagli investigatori. I genitori dell’ambasciatore chiedono che le loro dichiarazioni siano raccolte e confrontate con riscontri indipendenti.


Informazioni e prove ancora da verificare

L’opposizione solleva interrogativi anche sulla pianificazione del viaggio. Chi conosceva il percorso del convoglio? Chi era al corrente della presenza di Attanasio? E quali valutazioni erano state compiute sui rischi della missione? Per la difesa, occorre ricostruire i passaggi delle informazioni tra le strutture italiane e quelle internazionali, verificando anche le misure di protezione adottate.

Tra gli elementi ritenuti incompleti figurano poi la documentazione del gruppo di esperti delle Nazioni Unite, le audizioni e i materiali da esso raccolti. L’avvocato sollecita un esame autonomo di quelle fonti e lamenta difficoltà nella collaborazione delle autorità italiane e delle strutture delle Nazioni Unite.

La memoria segnala infine possibili anomalie nella gestione delle prove digitali: non sarebbe stato acquisito un computer e resterebbero da chiarire alcuni aspetti relativi alla conservazione dei dispositivi, alle comunicazioni telefoniche e alla loro analisi. «Nessun elemento, preso singolarmente, dimostra responsabilità nascoste; ciascuno, però, pone una questione che va controllata», ha affermato Curcio.

Il primo filone dell’inchiesta è già stato chiuso in via definitiva per difetto di giurisdizione. Riguardava Rocco Leone e Mansour Rwagaza, funzionari del Programma alimentare mondiale incaricati di organizzare il viaggio, accusati di omicidio colposo ma coperti dall’immunità funzionale.

Ora la decisione spetta al giudice. La famiglia Attanasio chiede che, prima dell’eventuale archiviazione, siano completati gli accertamenti sul modo in cui morirono i tre uomini e soprattutto sulle ragioni dell’attacco. «Lo Stato italiano deve cercare una risposta giudiziariamente fondata anche alla domanda se l’ambasciatore fosse stato scelto come obiettivo», ha concluso il legale.

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