Assisi, la sfida di Francesco alle guerre: «Non sono un destino
Nell’ottavo centenario della morte del santo, le autorità rilanciano da Assisi un appello comune contro conflitti, nazionalismi e culto della forza.
Il messaggio emerso dalle celebrazioni di Assisi va oltre la ricorrenza religiosa: davanti a guerre, divisioni e violenza, la pace è stata indicata come una scelta possibile e non come un’utopia. A rilanciare questo principio è stato il cardinale Matteo Zuppi, mentre Sergio Mattarella ha richiamato il valore civile e spirituale dell’esempio francescano.
Zuppi: la pace resta una scelta
«Francesco ci ricorda che la guerra non è un destino. Non c’è tempo da perdere, il divisore imbroglia e fa credere che troviamo la pace con le armi e non con il dialogo e il diritto», ha affermato Zuppi. Il cardinale ha messo in guardia dalla fascinazione per la potenza, dai nazionalismi e dagli interessi economici che alimentano contrapposizioni e trasformano l’avversario in un nemico.
Nel corso dell’Angelus, anche Papa Leone ha invitato a chiedere con costanza il dono della pace. Il richiamo al santo di Assisi è così diventato il filo conduttore di una giornata dedicata agli 800 anni dalla sua morte, in un momento internazionale ancora attraversato da conflitti e tensioni.
Mattarella richiama il valore del santo
Sergio Mattarella, intervenuto dalla Loggia del Sacro Convento, ha auspicato che la luce di Francesco possa aiutare a superare l’odio e a ritrovare una convivenza fondata sulla fraternità. Il Presidente della Repubblica ha inoltre condannato l’uso della religione per giustificare la violenza, ricordando che non si può uccidere in nome di Dio.
Nel suo intervento, Mattarella ha precisato che Francesco non può essere ridotto soltanto alle figure del pacifista, dell’ambientalista o del benefattore. La sua povertà rappresentò un rifiuto dell’idolatria del denaro, mentre umiltà e obbedienza nacquero da una ricerca rigorosa della verità e dell’unità della comunità cristiana.
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Una festa nazionale ad Assisi
Le celebrazioni sono cominciate alle 23.59 del 3 ottobre, quando le campane della Basilica di San Francesco hanno annunciato l’avvio della ricorrenza. Per quest’anno, in occasione dell’ottavo centenario, la partecipazione è stata estesa a tutte le Regioni italiane, non soltanto a una rappresentanza regionale come avviene abitualmente.
L’Umbria ha donato l’olio destinato alla lampada sulla tomba del santo. Ad accenderla è stato il sindaco di Assisi, Stoppini. Alla cerimonia ha preso parte anche Mattarella, mentre Giorgia Meloni ha descritto Francesco come una figura decisiva per l’identità nazionale e come un uomo capace di lasciare tutto per ritrovare l’essenziale.
Antonio Tajani ha sottolineato che, a otto secoli dalla morte, l’eredità di Francesco continua a parlare all’Italia e al resto del mondo. Secondo il vicepremier, il suo esempio invita a creare collegamenti tra le persone, favorire il confronto e prendersi cura gli uni degli altri.
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