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Attualità 1 min di lettura6 ott

Assegni 2027, possibile rivalutazione al 2,9%: chi vedrà di più

Dal trattamento minimo alle pensioni da 4.000 euro, l’ipotesi di incremento dal 1° gennaio e l’effetto del reddito sull’aumento finale

Per il 2027 si prospetta una rivalutazione degli assegni pensionistici fino al 2,9%. L’eventuale adeguamento scatterebbe dal 1° gennaio e interesserebbe importi molto diversi, dal trattamento minimo alle pensioni che arrivano a 4.000 euro.

La percentuale resta però indicata come ipotesi. L’incremento effettivo, sia lordo sia netto, dipenderà dall’ammontare della pensione e dalle regole applicate alle diverse fasce di reddito.


Il 2,9% resta ancora un’ipotesi

L’adeguamento prospettato per il 2027 potrebbe raggiungere il 2,9%. Non si tratterebbe quindi di un aumento uguale, in valore assoluto, per tutti i pensionati: la rivalutazione verrebbe rapportata alla cifra già percepita.

A parità di percentuale, infatti, l’incremento sarebbe più contenuto sui trattamenti minimi e più consistente sugli assegni di importo elevato. Per conoscere l’importo realmente riconosciuto sarà necessario attendere la definizione dei parametri applicabili dal nuovo anno.

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Dal minimo agli assegni più alti

Il possibile aggiornamento riguarderebbe l’intero spettro delle pensioni, comprese quelle vicine al minimo e gli assegni da 4.000 euro. Il reddito pensionistico rappresenta dunque l’elemento decisivo per stabilire quanto crescerebbe l’importo mensile.

La differenza tra cifra lorda e somma netta dipenderà inoltre dalla tassazione. Per questo il risultato in pagamento potrebbe non coincidere con l’aumento calcolato sulla pensione lorda, anche nel caso in cui la rivalutazione fosse fissata al 2,9%.

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