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Attualità 2 min di lettura5 ott

Artico, il bianco si ritira: perché l’Oceano diventa sempre più blu

Il ghiaccio marino arretra sotto la spinta del riscaldamento globale, modificando habitat, rotte e attività umane nelle regioni polari.

Il colore dell’Oceano Artico sta cambiando: la diminuzione della banchisa lascia spazio a superfici d’acqua sempre più estese e scure. La trasformazione, osservabile insieme al ritiro dei ghiacciai e allo scioglimento del suolo permanentemente gelato, sta modificando l’ambiente polare e gli equilibri tra animali, attività economiche e Stati.

A richiamare l’attenzione sul fenomeno è stata Camilla Brekke, direttrice dell’Istituto Polare Norvegese. La ricercatrice ha parlato del rapido mutamento della regione durante la prima Conferenza Nazionale Polare, in programma dal 5 al 7 ottobre 2026 nella sede centrale del CNR, a Roma.


Il ghiaccio arretra e cambia tutto

Secondo Brekke, nell’Artico il paesaggio si trasforma in modo evidente anche nell’arco di un solo anno. «Nell’Artico si possono osservare cambiamenti drastici del paesaggio a occhio nudo, di anno in anno. Emerge un nuovo scenario man mano che il permafrost si scioglie e i ghiacciai arretrano, rendendo difficile il lavoro sul campo per i ricercatori», ha spiegato la direttrice.

Il restringimento della banchisa, cioè della lastra di ghiaccio marino formata dal congelamento dell’acqua, rende l’Oceano Artico meno bianco e più blu. Le nuove aree libere dai ghiacci possono favorire l’arrivo di navi e visitatori, ma aumentano anche la pressione sugli ecosistemi: molte specie vedono ridursi il proprio habitat e cresce la contesa internazionale per il controllo delle rotte e delle risorse.


Scienza unita per il prossimo appuntamento

La conferenza romana non si concentrerà soltanto sull’Artico e sull’Antartide. Tra i temi in discussione ci sarà anche il cosiddetto Terzo Polo, la vasta regione glaciale che comprende Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet. I partecipanti puntano a elaborare un documento comune capace di indirizzare le future politiche nazionali e la cooperazione internazionale.

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Alla plenaria del 7 ottobre sono stati chiamati a partecipare i ministri italiani degli Esteri, della Difesa e dell’Università e ricerca. A gennaio, gli stessi esponenti del governo avevano sottoscritto la Strategia nazionale per l’Artico, che rappresenta il quadro di riferimento italiano per la regione.


Nel 2032 tornerà l’Anno Polare

Brekke ha inoltre chiesto una collaborazione più stretta tra i ricercatori in vista del quinto Anno Polare Internazionale, fissato per il 2032-2033. In quella fase, decine di Paesi dovrebbero coordinare le proprie attività scientifiche in Artide e Antartide, riprendendo una tradizione che nelle precedenti occasioni aveva seguito intervalli di circa mezzo secolo.

La direttrice norvegese ritiene però necessario accelerare i tempi, perché il cambiamento delle aree polari è ormai troppo rapido. «È importante comprendere che le regioni polari sono luoghi vitali per l’intero pianeta e il nostro sistema di raffreddamento. È fondamentale capire cosa stia accadendo per poter elaborare previsioni accurate e adottare le opportune contromisure», ha affermato.

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