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Attualità 2 min di lettura2 giorni fa

Armi Usa alla Cina? Washington smentisce, Pechino resta vaga

Dopo le parole dell’ambasciatore David Perdue su una possibile proposta a Xi Jinping, l’amministrazione Trump nega qualsiasi piano e la Cina evita una risposta diretta.

Donald Trump prende le distanze dall’ipotesi di una vendita di armi alla Cina, mentre da Pechino arriva una risposta prudente e non direttamente collegata alle indiscrezioni. La vicenda è emersa dopo l’incontro alla Casa Bianca tra il presidente statunitense e Xi Jinping, ma Washington assicura che non esistono né offerte né programmi in questa direzione.


Trump nega qualsiasi proposta a Pechino

A riaccendere il caso sono state le dichiarazioni dell’ambasciatore americano in Cina David Perdue, secondo cui Trump avrebbe chiesto a Xi Jinping se fosse interessato ad acquistare armamenti dagli Stati Uniti. Il presidente, interpellato sulla vicenda, ha però negato di essere a conoscenza di una simile iniziativa: «Non ho mai sentito questa cosa, non abbiamo discusso di questo».

Trump ha poi accompagnato la smentita con una battuta sulla superiorità degli equipaggiamenti statunitensi rispetto a quelli cinesi, lasciando intendere che proprio questo potrebbe rendere interessante, almeno in astratto, una vendita. Un funzionario americano ha comunque assicurato che l’amministrazione non sta preparando alcuna fornitura per Pechino.


La legge Usa blocca le vendite

Un’altra fonte dell’amministrazione ha ricordato che la cessione di armi alla Cina è già vietata dalla legge statunitense. Per questo, secondo quanto riferito, non ci sarebbero né trattative in corso né proposte formali rivolte al governo cinese.

Il riferimento dell’ambasciatore sarebbe nato durante il vertice della scorsa settimana. Perdue ha spiegato che Trump parla spesso della vendita di armi ad altri Paesi e che, in quel contesto, avrebbe rivolto la domanda a Xi. La sua versione, tuttavia, non trova conferma nelle successive precisazioni provenienti da Washington.

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Pechino evita la risposta diretta

Il ministero degli Esteri cinese non ha risposto in modo esplicito alle domande dei giornalisti sulla presunta offerta americana. Pechino ha invece ribadito che la Repubblica Popolare continua a sviluppare le proprie capacità di difesa in funzione delle necessità nazionali e ha richiamato il proprio impegno a favore della pace e della stabilità internazionale.

La questione assume un peso particolare perché arriva mentre la Cina intensifica la pressione militare su Taiwan. L’isola, che si governa autonomamente e difende il proprio sistema democratico, considera gli Stati Uniti il principale alleato internazionale, pur senza rapporti diplomatici ufficiali con Washington.


Taiwan teme un messaggio ambiguo

Perdue ha precisato che la linea americana su Taiwan non sarebbe cambiata: gli Stati Uniti non appoggiano né l’indipendenza dell’isola né eventuali azioni coercitive contro di essa. Secondo David Sacks del Council on Foreign Relations, però, anche solo l’idea di trattare la Cina come un potenziale cliente militare, anziché come un avversario, potrebbe aumentare i dubbi taiwanesi sull’affidabilità dell’alleato americano.

Jonathan Czin, già nella Cia e oggi alla Brookings Institution, ha definito l’eventuale apertura una svolta radicale per Washington, sempre che non si tratti di un errore diplomatico. A suo giudizio, la vicenda potrebbe trasformarsi in un importante strumento di propaganda cinese rivolto alla popolazione di Taiwan.

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