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Attualità 2 min di lettura6 ore fa

Armi Usa alla Cina? La smentita di Trump apre un caso a Washington

La Casa Bianca nega qualsiasi piano di vendita a Pechino, mentre le parole dell’ambasciatore riaccendono i dubbi sulla linea americana verso Taiwan.

Donald Trump prende le distanze dall’ipotesi di una vendita di armi alla Cina e sostiene di non averne mai parlato con Xi Jinping. La sua smentita arriva dopo le dichiarazioni dell’ambasciatore americano a Pechino, David Perdue, secondo cui il presidente avrebbe sondato l’interesse del leader cinese per gli armamenti statunitensi.


Trump nega, la Casa Bianca conferma

«Non ho mai sentito questa cosa, non ne abbiamo discusso», ha risposto Trump ai giornalisti che gli chiedevano conto delle parole di Perdue. Il presidente ha poi aggiunto, con tono scherzoso, che gli Stati Uniti potrebbero valutare l’idea perché producono equipaggiamenti «molto migliori» rispetto a quelli cinesi.

Un funzionario dell’amministrazione ha tuttavia escluso che siano in preparazione forniture militari per Pechino. Un’altra fonte interpellata dal Wall Street Journal ha ricordato che la legislazione americana vieta già la vendita di armamenti alla Cina, ribadendo l’assenza sia di offerte sia di programmi in questa direzione.


Pechino evita una risposta diretta

Il ministero degli Esteri cinese non ha commentato in modo esplicito le dichiarazioni attribuite a Trump e Perdue. Da Pechino è arrivato invece il richiamo alla politica nazionale di difesa: la Cina, secondo la posizione rilanciata dai media dell’area, continuerà a rafforzare le proprie capacità militari in funzione delle esigenze interne.

La Repubblica Popolare ha inoltre riaffermato il proprio impegno a favore della pace e della stabilità internazionale. La cautela cinese lascia così senza una risposta ufficiale l’eventualità di un contatto sulle armi, mentre resta sullo sfondo il confronto con Taiwan.

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Taiwan osserva la svolta mancata

Il tema è emerso dopo l’incontro tenuto la scorsa settimana alla Casa Bianca tra Trump e Xi Jinping. In un’intervista a Fox News, Perdue aveva raccontato che il presidente americano, parlando della vendita di armi ad altri Paesi, avrebbe chiesto al leader cinese se fosse interessato ad acquistarne.

La vicenda assume un peso particolare perché la Cina continua a esercitare pressione militare su Taiwan, territorio autonomo e democrazia di fatto indipendente. L’isola considera gli Stati Uniti il principale alleato internazionale, pur in assenza di rapporti diplomatici formali; Perdue ha comunque precisato che la posizione americana non è cambiata: Washington non sostiene né l’indipendenza taiwanese né eventuali azioni coercitive.


Gli esperti vedono un rischio politico

David Sacks, del Council on Foreign Relations, interpreta l’uscita dell’ambasciatore come un segnale della visione di Trump: la Cina non sarebbe necessariamente considerata un nemico, ma anche un possibile cliente. Secondo l’analista, questo messaggio potrebbe alimentare a Taiwan i dubbi sulla solidità dell’impegno americano e offrire a Pechino un argomento utile per la propria propaganda.

Jonathan Czin, già alla CIA e oggi alla Brookings Institution, ha definito l’eventuale apertura alla vendita di armi alla Cina un cambiamento clamoroso per gli Stati Uniti. La valutazione, ha precisato, dipenderebbe però da un punto ancora irrisolto: capire se Perdue abbia riferito correttamente una proposta presidenziale oppure sia incappato in una gaffe.

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