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Attualità 4 min di lettura2 giorni fa

Stasi, il Dna sui pedali può riaprire il caso: la difesa accelera

I legali preparano la richiesta di revisione dopo la scoperta di due esiti genetici non presenti negli atti originari dell’inchiesta su Chiara Poggi.

Alberto Stasi segue gli sviluppi della nuova inchiesta cercando di mantenere il controllo, mentre i suoi avvocati preparano una nuova offensiva giudiziaria. Per lui, ha ricordato Giada Bocellari, gli otto anni di processo sono stati «forse anche peggio del carcere» e gli 11 anni trascorsi in detenzione hanno finito per compromettere un’intera vita.

Antonio De Rensis ha escluso che la difesa intenda fermarsi davanti alle eventuali responsabilità da accertare. Il legale ha detto di non provare rabbia, considerandola un sentimento negativo, e ha confermato la fiducia nel lavoro di chi sta conducendo gli accertamenti senza trascurare alcun elemento.


La difesa punta sui dati genetici

Il nodo principale riguarda due risultati negativi relativi al Dna individuato sui pedali della bicicletta. Secondo i legali, quelle analisi non sarebbero state inserite nel fascicolo utilizzato contro Stasi, circostanza che potrebbe diventare decisiva per chiedere la revisione della condanna a 16 anni.

Bocellari considera quei risultati il punto centrale dell’iniziativa da presentare alla Corte d’Appello di Brescia. «Se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna», ha affermato l’avvocata, sostenendo che l’assenza di quel tassello permetterebbe alla difesa di contestare alla radice la ricostruzione giudiziaria.

L’istanza sarà depositata appena possibile, ma soltanto dopo l’esame della documentazione resa disponibile dalla procura. Gli avvocati intendono verificare quei dati e valutare quali elementi della nuova indagine inserire nella richiesta. Bocellari ha chiarito che qualche settimana in più non cambierebbe la strategia: l’obiettivo dichiarato è dimostrare l’innocenza di Stasi, non limitarsi a sostenere l’esistenza di un dubbio ragionevole.


De Rensis chiede risposte

Per De Rensis, le ultime informazioni hanno un peso rilevante e rendono ancora più difficile collocare Stasi nella scena del delitto. «Non vedo proprio Alberto Stasi sulla scena del crimine», ha detto il difensore, ricordando che l’ex fidanzato di Chiara Poggi resta l’unica persona condannata, mentre Andrea Sempio è l’unico indagato nella nuova inchiesta.

Il legale ha inoltre sostenuto che un consulente della procura deve rendere conto di tutte le attività svolte durante l’incarico, quando sono pertinenti all’indagine. A suo giudizio, non è più possibile eludere il problema richiamando vuoti di memoria: occorre spiegare perché due esiti genetici di rilievo non risultino nella ricostruzione originaria.

De Rensis ha distinto le eventuali responsabilità individuali dall’operato complessivo dei Ris e dell’Arma dei Carabinieri. Ha aggiunto di confidare nel fatto che il Comando generale possa chiarire quanto accaduto, senza trasformare la vicenda in un attacco alle istituzioni nel loro insieme.

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Il passaggio sulle vecchie perizie

La difesa colloca una parte del problema già nelle verifiche svolte nel 2009. I due periti nominati dal giudice Vitelli avrebbero chiesto al consulente del pubblico ministero di trasmettere i dati relativi ai pedali, ma quel materiale non sarebbe stato disponibile.

Bocellari ha ricostruito anche la sequenza degli atti: l’ultimo verbale reperibile risale al 17 settembre, mentre quello successivo è datato 24 settembre. Le analisi, secondo la sua ricostruzione, sarebbero state effettuate tra il 18 e il 23 settembre e non sarebbero poi state comunicate alle parti.

Tra gli elementi citati dall’avvocata figurano le corse elettroforetiche del 20 settembre, dalle quali non sarebbe emerso un profilo genetico utile sui pedali. Stasi, ha ricordato, fu fermato il 24 settembre. La difesa sostiene quindi che quei risultati non furono messi a disposizione del pubblico ministero dell’epoca e che dovette svolgere proprie verifiche per ricostruire il quadro.


La nuova indagine riapre il confronto

La procura di Pavia ha chiuso le nuove indagini, nelle quali Sempio risulta indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. È in questo contesto che i legali di Stasi sono andati a ritirare gli atti e hanno rilanciato la questione dei reperti genetici.

A Stasi, attraverso Bocellari, è stato attribuito l’invito a chi ha avuto un ruolo nella vicenda ad assumersi le proprie responsabilità e a consentire che venga fatta piena luce. La difesa sostiene inoltre di disporre di altri elementi, provenienti sia dalla procura sia dalle proprie attività investigative, che potrebbero avere un peso nella domanda di revisione.

Resta da chiarire anche perché Rosa Muscio, pubblico ministero alla procura di Vigevano durante la prima indagine, non avesse ricevuto quei dati. Bocellari, impegnata nella vicenda da 15 anni, ha indicato come priorità l’accertamento dell’innocenza di Stasi; l’eventuale individuazione di errori o condotte scorrette spetterà invece agli organi competenti.

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