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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Jalud, dieci minuti dentro casa: il ritorno che fa paura

Wael Mahmod Tubasi racconta il rientro nella sua abitazione, dopo l’allontanamento imposto dalla violenza dei coloni e nonostante una sentenza favorevole

Per Wael Mahmod Tubasi il ritorno nella casa di Jalud è durato appena 10 minuti. L’uomo era stato costretto a lasciare l’abitazione a metà luglio, dopo le violenze dei coloni, e lunedì sera ha potuto rientrare soltanto per un breve periodo.


La sentenza non è bastata

Tubasi aveva con sé la decisione dell’Alta Corte israeliana, emessa lo scorso 6 settembre. A sostegno del suo rientro disponeva anche di una scorta dell’esercito israeliano, ma queste condizioni non hanno impedito che l’accesso alla casa si trasformasse in un episodio rapido e carico di tensione.

La vicenda riguarda l’abitazione della famiglia nel villaggio di Jalud, in Cisgiordania. Da metà luglio Wael e i suoi familiari ne erano rimasti lontani, dopo essere stati estromessi a causa della violenza esercitata dai coloni.

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Dieci minuti sotto pressione

A descrivere quanto accaduto è lo stesso Tubasi, secondo cui l’azione non sarebbe stata improvvisata: «Ci hanno colto di sorpresa, ma era chiaramente tutto orchestrato».

Il rientro, durato solo 10 minuti, non ha dunque restituito alla famiglia una condizione di normalità. Dopo l’allontanamento dalla casa, Wael e i suoi parenti continuano a vivere nella paura, mentre l’episodio resta legato alla violenza dei coloni nel villaggio palestinese.

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