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Attualità 1 min di lettura54 min fa

Arezzo, Jasmine Piattelli cambia nome e genere sui documenti

Il Tribunale di Arezzo ha accolto la richiesta senza certificati medici, relazioni psicologiche o valutazioni psichiatriche preventive

Il Tribunale di Arezzo ha riconosciuto a Jasmine Piattelli la rettifica del nome e del genere sui documenti anagrafici. La decisione è definitiva e non ha richiesto certificazioni mediche o valutazioni psicodiagnostiche.

La causa è stata seguita dall’avvocato Matteo Mammini, presidente di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti+ Aps. Il legale ha spiegato che la scelta è stata condivisa con Piattelli anche perché, su questo percorso, non risultavano precedenti conosciuti.

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La decisione del tribunale

Per il giudice sono bastati gli elementi emersi dalla storia personale e dal vissuto riferito durante il procedimento. Il riconoscimento giuridico dell’identità di genere è quindi arrivato senza che la ricorrente dovesse presentare documenti rilasciati da medici, psicologi o psichiatri.

«Essere trans non è una malattia da certificare, né l’identità deve essere autorizzata dalla medicina per essere riconosciuta dal diritto», ha detto Mammini commentando la pronuncia. Secondo il legale, il provvedimento riguarda una questione che supera la singola vicenda e incide sul modo in cui l’identità delle persone trans viene considerata dall’ordinamento.

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Il percorso di Jasmine Piattelli

Piattelli, presidente di Arcigay Arezzo – Chimera Arcobaleno, ha raccontato di avere affrontato un cammino personale lungo e complesso. Dopo più di vent’anni dedicati alle battaglie per i diritti, ha spiegato di avere avvertito una distanza tra il proprio impegno pubblico e il riconoscimento che mancava nella sua situazione.

A pesare era soprattutto l’obbligo di utilizzare nei documenti il precedente nome anagrafico, indicato anche con l’espressione “nome di nascita”. «È un piccolo passo, ma importante, verso l’autodeterminazione delle persone trans», ha affermato Piattelli. La presidente ha auspicato che la sentenza possa favorire un’evoluzione della legislazione italiana.

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