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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Anziani fragili, il piano da 1,5 miliardi parte in salita

Le risorse erano già stanziate e il Forum Terzo Settore denuncia ritardi, fondi insufficienti e il rischio di servizi disomogenei tra le Regioni.

“Chiediamo l’effettiva esigibilità dei servizi previsti”: Roberto Speziale, coordinatore della Consulta Welfare del Forum Terzo Settore, contesta il ritardo con cui è arrivato il Piano nazionale dedicato alla fragilità e alla non autosufficienza degli anziani. Il documento riguarda il triennio 2025-2027, ma è stato approvato soltanto il 2 ottobre 2026, costringendo le Regioni a proseguire in proroga e, in alcuni casi, ad anticipare risorse.


Il ritardo pesa sui territori

Secondo Speziale, questa modalità è ormai ricorrente e produce conseguenze soprattutto sulle persone fragili. I finanziamenti, già giudicati insufficienti, vengono trasferiti tardi, mentre gli enti territoriali devono comunque garantire la continuità degli interventi.

Nel confronto del 29 settembre con il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, il Forum Terzo Settore aveva presentato osservazioni e proposte. Tra le richieste figurano un controllo più puntuale sui risultati, sulle somme impiegate, sul numero degli utenti e sulle differenze tra le aree del Paese.


Continuità e diritti da garantire

Le organizzazioni chiedono che il passaggio alla vecchiaia non interrompa il sostegno alle persone con disabilità. Il collegamento tra Piano di assistenza individualizzato, Progetto di vita e relativi budget dovrebbe accompagnare la persona nel tempo, evitando che un cambio di età o di programma comporti la perdita della presa in carico.

Il Forum sollecita inoltre servizi accessibili sotto ogni profilo, compresi quello comunicativo, digitale e domiciliare. Un altro obiettivo indicato è rendere concretamente fruibili i Livelli essenziali delle prestazioni sociali in modo uniforme, contrastando le differenze ancora presenti tra le Regioni.


Fondi già assegnati, non aggiuntivi

Il nuovo Piano mette sul tavolo più di 1,5 miliardi di euro nell’arco dei tre anni, ma non introduce stanziamenti ulteriori. Le somme provengono dal Fondo nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, che il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 20 aprile 2026 ha fissato in 982,255 milioni per il 2025, 934,570 milioni per il 2026 e 1.108,470 milioni per il 2027.

Il provvedimento nasce dalla Riforma delle politiche per gli anziani avviata nel 2023. Con la decisione del Comitato interministeriale, presieduto dalla vice ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, le risorse del Fondo vengono ripartite tra due percorsi: uno destinato alle persone con disabilità grave fino ai 70 anni e l’altro rivolto agli anziani fragili o non autosufficienti oltre quella soglia.

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Un solo accesso per l’assistenza

L’obiettivo dichiarato dal governo è ridurre la frammentazione delle procedure. Giorgia Meloni ha spiegato che, dal primo gennaio 2027, i Punti unici di accesso saranno attivati gradualmente nelle Case di comunità realizzate anche attraverso il Pnrr.

In queste strutture una squadra composta da professionalità sanitarie e sociali dovrebbe valutare complessivamente la situazione dell’anziano. Quando necessario, sarà predisposto un Piano di assistenza individualizzato, con indicazioni sulle cure, sugli interventi e sugli operatori coinvolti, dando particolare rilievo al sostegno presso il domicilio.


La sfida dell’attuazione

Il Piano di assistenza individualizzato dovrà definire obiettivi, prestazioni e figure professionali, così da costruire un percorso coordinato e continuativo. Per il governo, il nuovo modello dovrebbe alleggerire il carico burocratico di anziani, familiari e caregiver e interessare 3,5 milioni di persone.

Il Forum Terzo Settore, tuttavia, avverte che l’attuazione concreta richiederà più personale sociosanitario e risorse adeguate al fabbisogno. La domanda centrale resta quindi la capacità di trasformare le nuove procedure in servizi realmente disponibili, senza ulteriori attese né differenze legate al luogo di residenza.

L’approvazione è arrivata a Palazzo Chigi il 2 ottobre 2026, al termine del percorso previsto dalla riforma. La data di adozione, però, conferma il problema evidenziato dalle associazioni: un piano già riferito a un periodo iniziato nel 2025 entra in piena operatività quando il triennio è ormai avanzato.

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