Anthropic avverte: l’IA potrebbe sfuggire al controllo umano
Anthropic ha avvertito che i suoi prodotti, in determinate condizioni, potrebbero sfuggire al controllo umano e contribuire perfino all’estinzione della specie.
Anthropic ha avvertito che i suoi prodotti, in determinate condizioni, potrebbero sfuggire al controllo umano e contribuire perfino all’estinzione della specie. L’avviso compare nel prospetto preparato per la quotazione in Borsa.
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Gli investitori puntano sull’IA
Secondo Dan Primack, responsabile delle notizie economiche di Axios, le cifre definitive dell’offerta conteranno meno della disponibilità del mercato a finanziare il settore. La corsa all’intelligenza artificiale ha ormai spinto gli investitori a cercare un modo per partecipare alla crescita, anche accettando che alcune aziende possano fallire.
Il fondatore Dario Amodei aveva già segnalato un rischio simile dal punto di vista industriale: una previsione sbagliata sulla domanda potrebbe avere conseguenze decisive. Se la crescita fosse cinque volte inferiore alle attese, invece di dieci volte, l’azienda potrebbe non riuscire a sostenere i costi necessari per restare competitiva.
Il documento depositato presso la Sec presenta anche l’eventualità di danni economici legati a un uso pericoloso dei sistemi. Un’ammissione che, pur potendo pesare sulla società, sembra difficilmente in grado di frenare l’interesse finanziario verso Anthropic e l’intero comparto.
Fondata nel 2021 da Dario e Daniela Amodei insieme ad altri cinque ex dipendenti di OpenAI, la società si prepara a cercare sul mercato fino a 100 miliardi di dollari. La valutazione ipotizzata oscilla tra 1.500 e 2.000 miliardi, anche se prezzo delle azioni e dimensione dell’offerta non sono ancora stati fissati.
Ricavi in forte crescita
I risultati operativi spiegano perché Anthropic non venga considerata soltanto una scommessa dei fondi di investimento. Il fatturato è passato da 41 milioni di dollari nel 2023 a 4,6 miliardi nel 2025, raggiungendo 16,3 miliardi nei primi sei mesi del 2026.
L’azienda conta oltre 1.900 clienti con una spesa annuale di almeno un milione di dollari. Circa 250 di loro superano i dieci milioni. I suoi strumenti vengono utilizzati da più della metà delle società comprese nell’indice Fortune 500.
Questi dati mettono in discussione l’idea secondo cui il successo nell’intelligenza artificiale dipenda soprattutto dalla conquista del pubblico. OpenAI aveva puntato su ChatGPT, mentre Anthropic ha concentrato le proprie risorse su imprese, sviluppatori e applicazioni professionali.
Claude Code e Claude Cowork hanno però attirato l’interesse degli ingegneri delle grandi aziende tecnologiche. Microsoft avrebbe ridotto di oltre un terzo il budget interno destinato a Claude, inizialmente pari a un miliardo di dollari. Meta avrebbe invece dimezzato gli utilizzatori di Claude Code, passati da 60mila a 30mila, non per problemi di funzionamento ma per i costi, la dipendenza da un fornitore esterno e i timori sulla gestione dei dati.
Dalla programmazione alla ricerca
L’attività di Anthropic non si limita agli strumenti per scrivere codice. Nel prospetto, lungo 240mila parole, la società indica l’intenzione di estendere i propri modelli alla ricerca scientifica, alla biologia e alla sanità.
La strategia punta quindi a coprire sia la base tecnologica sia i servizi costruiti sopra di essa. È una differenza rispetto alla prima fase di Internet, quando gran parte dei capitali veniva indirizzata verso reti in fibra e antenne, mentre il valore finiva spesso alle imprese che realizzavano applicazioni e servizi per gli utenti.
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Anthropic mira a occupare entrambe le posizioni: fornire l’infrastruttura e sviluppare i prodotti che la utilizzano. Per farlo deve però sostenere spese molto superiori a quelle tipiche di una società informatica tradizionale.
Capitali e dipendenze industriali
Nello stesso periodo in cui Anthropic ha presentato il prospetto, SpaceX ha annunciato un finanziamento da 40 miliardi di dollari per acquistare processori grafici, mentre Meta intende raccogliere fino a 95 miliardi per la propria infrastruttura dedicata all’IA. Sommando l’ipotetica raccolta di Anthropic, il totale raggiungerebbe 235 miliardi, pari allo 0,7% del prodotto interno lordo statunitense.
Gli accordi sottoscritti da Anthropic per capacità di calcolo e centri di elaborazione valgono, secondo le stime del Financial Times, più di 800 miliardi di dollari fino al 2045. Una parte rilevante dei soggetti coinvolti finanzia anche l’azienda.
Amazon e Google sono infatti investitori, fornitori di potenza informatica, canali commerciali e concorrenti. Nel primo semestre del 2026, il 48% dei ricavi di Anthropic è transitato attraverso i grandi operatori del cloud.
Il sistema crea rapporti finanziari incrociati: le società detengono partecipazioni reciproche, acquistano servizi una dall’altra e contabilizzano l’aumento di valore degli investimenti. Nvidia rappresenta il caso più evidente di questa dipendenza reciproca, al punto da essere paragonata alla banca centrale dell’economia dell’intelligenza artificiale.
Perdite contabili e margini
Nei primi sei mesi del 2026 Anthropic ha registrato una perdita netta di 80,7 miliardi di dollari. Il dato risente soprattutto della rivalutazione degli strumenti finanziari; depurato da questi effetti, il risultato netto rettificato sarebbe stato positivo per 2,7 miliardi.
Le variazioni di valore che appesantiscono i conti di Anthropic producono guadagni teorici nei bilanci dei suoi finanziatori. Amazon ha indicato circa 63 miliardi di dollari di plusvalenze su partecipazioni in società private, in larga parte associate ad Anthropic. Alphabet ne ha contabilizzate circa 136 miliardi su investimenti azionari, senza precisare quale quota derivi dalla società di Amodei.
Gli analisti escludono quindi le perdite da rivalutazione dai risultati rettificati di Anthropic, mentre considerano i guadagni corrispondenti nei conti di Amazon e Alphabet. Al di là di queste distorsioni contabili, gli indicatori industriali mostrano un miglioramento significativo.
All’inizio del 2025 Anthropic consumava circa due dollari e mezzo di capacità di calcolo per ogni dollaro incassato. Nel secondo trimestre del 2026 il rapporto era sceso sotto i cinquanta centesimi e l’azienda aveva prodotto quasi un miliardo di dollari di utile operativo.
Se la produttività dei modelli continuerà ad aumentare, il costo di erogazione dei servizi potrebbe ridursi rispetto ai ricavi. In caso contrario, il successo commerciale rischierebbe di alimentare una spirale di investimenti sempre più onerosa.
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