258notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Alzheimer, consenso per una rete nazionale tra Hub e Spoke

Il progetto Rapid indica 55 raccomandazioni per diagnosi tempestive, nuove terapie e assistenza omogenea sul territorio

Il progetto Rapid ha definito 55 raccomandazioni per riorganizzare in Italia la diagnosi e la cura della malattia di Alzheimer. Il documento, pubblicato su Neurological Sciences, propone una rete coordinata tra servizi territoriali, centri Spoke e strutture Hub.

Offerta del giorno27 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura + spedizione gratis

Scade tra 65 giorni
*********


Una rete su tre livelli

Il modello prevede un organismo regionale di governance e un coordinatore incaricato di seguire il percorso diagnostico e terapeutico, misurare la domanda e verificare i risultati attraverso indicatori comuni. L’obiettivo è utilizzare meglio le strutture già disponibili, riducendo le differenze tra le diverse aree del Paese.

Il primo livello coinvolge i servizi territoriali e i medici di medicina generale, chiamati a effettuare una valutazione iniziale delle condizioni cognitive e della fragilità. I casi di lieve declino cognitivo dovrebbero essere indirizzati agli Spoke; per le situazioni di maggiore fragilità o di demenza avanzata è previsto il ricorso alle Unità di valutazione multidimensionale, collocate nelle Case di comunità o in strutture distrettuali analoghe.

Negli Spoke si concentrerebbero gli accertamenti clinici, neuropsicologici e neuroradiologici, oltre alla presa in carico continuativa delle persone con decadimento cognitivo o demenza. Gli Hub completerebbero invece la diagnosi e stabilirebbero, attraverso un’équipe, l’eventuale accesso ai nuovi trattamenti, occupandosi poi di prescrizione, somministrazione e controlli nei centri autorizzati.


Nuove cure e requisiti

Le terapie che modificano il decorso della malattia richiedono la conferma biologica dell’Alzheimer, una selezione accurata dei pazienti e verifiche periodiche con risonanza magnetica. Per questo il documento chiede alle Regioni e al ministero della Salute di stabilire criteri uniformi per strutture, personale e organizzazione degli Hub.

La programmazione dovrebbe tenere conto della capacità effettiva di ogni centro, considerando infusioni, visite e risonanze necessarie. Il progetto indica inoltre l’esigenza di assicurare l’accesso alla struttura di riferimento nella propria area di residenza, insieme a protocolli condivisi per gli esami, la valutazione neuropsicologica e la refertazione dei biomarcatori.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

È prevista anche una graduale introduzione dei biomarcatori plasmatici e un maggiore ricorso alla telemedicina per collegare i diversi livelli assistenziali. Pazienti e familiari dovrebbero ricevere informazioni costanti e sostegno nelle decisioni legate alla cura.


I numeri della malattia

Secondo le stime 2025 di Alzheimer Europe, in Italia le persone con demenza sono circa 1,4 milioni, tra cui 600mila con Alzheimer. La spesa complessiva raggiunge circa 15,6 miliardi di euro ogni anno e per l’80% ricade direttamente sulle famiglie.

La diagnosi e l’assistenza fanno oggi capo ai Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, ma la disponibilità di risorse, competenze integrate e diagnostica avanzata cambia sensibilmente da una Regione all’altra. L’attuazione del Decreto ministeriale 77/2022 e l’arrivo delle nuove cure rendono necessaria una rete più strutturata, secondo gli autori del documento.

«Intervenire precocemente richiede una diagnosi tempestiva, una selezione appropriata dei pazienti e un monitoraggio strutturato», ha spiegato Mario Zappia, professore all’Università degli Studi di Catania e presidente della Società italiana di neurologia, presentando il progetto. Il lavoro è stato realizzato con il supporto di Eisai Italia e il coordinamento metodologico di IQVIA, coinvolgendo 13 specialisti e un rappresentante dell’Associazione italiana malattia di Alzheimer.

Per Patrizia Spadin, esponente dell’associazione, «le famiglie hanno bisogno di percorsi chiari e di riferimenti stabili nel tempo». Il panel ha riunito neurologi, geriatri, un neuroradiologo, un medico di medicina generale, esperti di programmazione sanitaria e la rappresentanza dei pazienti, dopo un’analisi condotta in sette centri italiani.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere