Altamura, un semplice “ok” costa 120mila euro: il parroco chiede aiuto
Don Vito Colonna ha denunciato un raggiro che ha colpito parrocchia, scuola dell’infanzia e risparmi personali: le modalità restano ancora da chiarire.
Un messaggio apparentemente riconducibile ai carabinieri e una risposta di appena due lettere avrebbero dato il via a una frode da 120mila euro. È la vicenda che coinvolge don Vito Colonna, sacerdote del Sacro Cuore di Gesù ad Altamura, costretto ora a rivolgersi alla comunità per recuperare le risorse sottratte.
Un danno che coinvolge tre patrimoni
La somma persa non riguarderebbe soltanto le disponibilità della parrocchia. Nel denaro finito al centro dell’indagine rientrerebbero anche fondi della scuola dell’infanzia paritaria “Pasquale & Maria Sabini” e parte dei risparmi personali del sacerdote.
I fatti si sarebbero sviluppati tra marzo e agosto, ma la notizia è rimasta riservata per mesi. Nel frattempo sono state avviate le procedure giudiziarie e la diocesi è stata informata dell’accaduto.
La dinamica resta ancora un mistero
Secondo quanto riferito dal parroco, tutto sarebbe iniziato con la risposta “ok” a un testo ricevuto sul cellulare. Il numero, almeno in apparenza, sembrava collegato ai carabinieri; da quel primo contatto sarebbero poi partite operazioni bancarie sulla cui natura non sono stati resi pubblici dettagli sufficienti.
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Non è quindi ancora possibile ricostruire con precisione né il trasferimento del denaro né il modo con cui i responsabili avrebbero raggiunto don Vito. Gli elementi disponibili fanno pensare a un’azione di phishing, ma gli accertamenti dovranno chiarire il percorso seguito dai truffatori e l’eventuale dimensione internazionale dell’organizzazione.
L’annuncio ai fedeli dopo mesi
A spiegare pubblicamente quanto accaduto è stato lo stesso sacerdote, con una comunicazione diffusa dopo aver avviato le iniziative legali e ottenuto il via libera del vescovo, monsignor Giuseppe Russo. Don Colonna ha definito l’episodio una “truffa economica da parte di un’organizzazione criminale (probabilmente internazionale)”.
Il silenzio iniziale, ha chiarito nella nota, era legato alla necessità di procedere con discrezione: “Dopo aver provveduto in riservatezza alle previste azioni giudiziarie e aver informato il vescovo, monsignor Giuseppe Russo, ho ricevuto il permesso di mettere al corrente dell’accaduto tutti i fedeli”. Ora l’appello della parrocchia punta a ricostituire le somme necessarie per le attività colpite dalla frode.
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