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Attualità 5 min di lettura2 ore fa

Allevamenti intensivi, il conto nascosto: animali, salute e ambiente

Ogni anno in Italia vengono allevati e macellati centinaia di milioni di animali, mentre associazioni e cittadini chiedono nuove regole contro gabbie e allevamenti intensivi.

L’impatto degli allevamenti intensivi non si misura soltanto nelle condizioni degli animali, ma anche nella qualità dell’aria, nella gestione dei nitrati e nelle risorse pubbliche impiegate per affrontare le emergenze sanitarie. In Italia queste strutture generano oltre due terzi dell’ammoniaca rilasciata nell’atmosfera e contribuiscono in modo rilevante alla formazione delle polveri sottili, associate ogni anno a decine di migliaia di morti premature.

In Lombardia si concentra il 48% dei suini e il 26% dei bovini presenti sul territorio nazionale. Il 40% dei Comuni regionali si trova inoltre in aree vulnerabili ai nitrati, dove i limiti relativi all’azoto risultano superati. L’Italia è già sottoposta a una procedura d’infrazione europea per la direttiva sui nitrati e potrebbe essere portata davanti alla Corte di giustizia; Bruxelles ha inoltre contestato la mancata comunicazione di alcune norme sulle emissioni industriali e zootecniche.


L’Europa cerca una svolta

Animal Equality chiede alla Commissione europea di trasformare gli impegni annunciati in norme vincolanti. La strategia europea sul futuro degli allevamenti prevede una revisione delle regole sul benessere animale, con l’eliminazione graduale delle gabbie per galline e altre specie e l’utilizzo di tecniche capaci di individuare il sesso dei pulcini prima della schiusa, così da evitare la loro soppressione sistematica.

«Chiediamo di onorare le promesse fatte e di farlo con ambizione», ha affermato Matteo Cupi, vicepresidente di Animal Equality Europa. L’associazione sollecita una proposta europea entro il 2026 e chiede che il programma di lavoro della Commissione per il 2027 includa anche il divieto delle gabbie destinate alle scrofe.

Tra il 2018 e il 2020, l’iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age ha raccolto 1,4 milioni di adesioni. La Commissione aveva promesso un testo legislativo entro il 2023, ma quel termine non è stato rispettato. Nell’Unione, quindi, non esiste ancora una disciplina uniforme: le restrizioni cambiano da Paese a Paese.


Le regole cambiano a velocità diverse

Germania, Slovenia e Regno Unito hanno già adottato divieti o limiti stringenti. Per le scrofe, la Svezia ha eliminato l’allevamento in gabbia, mentre Danimarca, Austria, Finlandia, Germania e Paesi Bassi hanno stabilito percorsi destinati a concludersi tra il 2035 e il 2040.

Per le galline che producono uova, l’Unione europea ha proibito dal 2012 le gabbie tradizionali. Austria e Lussemburgo hanno esteso il divieto anche ai modelli arricchiti; Germania e Repubblica Ceca faranno lo stesso dal 2027. In Francia, dal 2018, non è più possibile realizzare nuovi impianti basati sulle gabbie.

In Danimarca è stato inoltre introdotto uno stop di 12 mesi alla costruzione e all’ampliamento di allevamenti intensivi di suini, in attesa di definire il nuovo quadro per il comparto. In Italia, invece, il superamento dell’abbattimento dei pulcini maschi entrerà pienamente in vigore dal 31 dicembre 2026, mentre il divieto degli allevamenti di animali da pelliccia viene indicato da Essere Animali come un precedente che dimostra la possibilità di intervenire su temi etici e innovativi.


Numeri e condizioni negli allevamenti

Ogni anno nel nostro Paese vengono macellati più di 650 milioni di animali, senza includere i pesci. La filiera alleva circa 8,5 milioni di suini, 5,4 milioni di bovini e più di 500 milioni di animali avicoli. Oltre 40 milioni di esemplari vivono in strutture con gabbie o spazi tanto ridotti da impedire movimenti e comportamenti tipici della specie.

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Secondo Chiara Caprio, responsabile delle relazioni istituzionali di Essere Animali, circa 600mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli, 17,5 milioni di galline e 13 milioni di conigli sono confinati in sistemi che limitano fortemente la loro libertà. Le scrofe non riescono a ruotare il corpo, i vitelli vengono separati dalla madre subito dopo il parto e sistemati individualmente, mentre le galline dispongono di uno spazio appena superiore a un foglio A4, insufficiente persino per distendere le ali.

I conigli, invece, spesso non possono sollevarsi sulle zampe posteriori né compiere balzi. Ne derivano stress prolungato, frustrazione, traumi e problemi allo scheletro, condizioni richiamate anche dai pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare.


Le proposte ferme in Parlamento

In Italia più del 90% dei cittadini si dichiara favorevole all’abolizione delle gabbie, secondo l’ultimo Eurobarometro dedicato alla tutela degli animali. Essere Animali ha depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare su scala nazionale l’impiego delle gabbie in tutte le forme di allevamento destinate alla produzione alimentare.

A metà settembre l’associazione ha trasferito al Senato più di 62mila sottoscrizioni. Ora si attende l’assegnazione del testo alla commissione competente, che dovrà stabilire quando esaminarlo e avviare il percorso parlamentare.

Resta inoltre bloccata alla Camera, da più di due anni, la proposta “Oltre gli allevamenti intensivi”, sostenuta da 23 parlamentari appartenenti a cinque forze politiche e da numerose organizzazioni sociali. Il testo, presentato nel marzo 2024 da diverse associazioni ambientaliste a Montecitorio, non è ancora arrivato alla discussione in Commissione Agricoltura.

Le conseguenze economiche e sanitarie del modello attuale pesano anche sulla collettività. La chiusura delle aziende più piccole e le emergenze negli allevamenti richiedono interventi pubblici: l’Unione europea ha appena stanziato oltre 73 milioni di euro per compensare gli allevatori italiani colpiti da peste suina e influenza aviaria.

«Una tabella di marcia non è una legge e questo documento da solo non basta», ha denunciato Animal Equality durante le proteste organizzate a Bruxelles davanti al Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea. Greenpeace Italia, Isde, Lipu-BirdLife Italia, Terra!, Wwf Italia e Slow Food Italia ricordano così, nella Giornata mondiale degli animali negli allevamenti, che le richieste di riforma restano ancora senza una risposta legislativa definitiva.

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