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Attualità 3 min di lettura15 ott

Albania, la piazza non arretra: assediato il ministero dell’Interno

La protesta partita da Tirana si estende a Durazzo e Scutari: centinaia di feriti, scontri con la polizia e studenti pronti a chiedere ancora le dimissioni di Edi Rama

L’Albania affronta la terza giornata consecutiva di mobilitazioni tra barricate, lanci di pietre e bombe molotov. A Tirana i manifestanti hanno circondato il ministero dell’Interno, mentre i cortei si sono allargati a Durazzo, Scutari e ad altri centri del Paese. Il bilancio comprende centinaia di persone finite in ospedale, tra cui 14 giornalisti, e numerosi fermi.

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La protesta supera i confini di Tirana

La pressione nelle strade non è diminuita nonostante gli interventi delle forze dell’ordine, che hanno impiegato cannoni ad acqua, gas lacrimogeni, fumogeni e cariche. L’Unione europea ha chiesto alla polizia di agire in modo proporzionato e nel rispetto dei diritti fondamentali, ma l’appello non ha fermato i cortei.

Nella capitale, la tensione è salita con il calare della sera. Panchine e altri arredi sono stati spostati per bloccare gli incroci, mentre i sampietrini sono stati divelti e utilizzati contro banche, uffici pubblici, sedi governative e commissariati. Davanti al ministero dell’Interno, i manifestanti hanno scandito: «Da qui non ce ne andiamo».


Studenti contro Rama e il sistema

La richiesta di maggiori risorse per scuole e università pubbliche è soltanto una parte del malcontento. Inflazione, salari impoveriti, poche borse di studio, disoccupazione e accuse di corruzione hanno spinto molti giovani a partecipare alle manifestazioni. Una studentessa, in un video diventato virale, ha riassunto così la propria condizione: «È doloroso continuare a vivere in Albania. I miei genitori sono emigrati, mio fratello e mia sorella sono emigrati, io qui non ho più nessuno, neanche la speranza».

Alla rabbia degli studenti si sono aggiunte altre contestazioni. Da oltre cento giorni gli ambientalisti protestano contro il grande complesso turistico che Affinity Partners, società legata a Jared Kushner, genero di Trump, vorrebbe realizzare su un’isola protetta. Sul governo pesano inoltre gli scandali che hanno coinvolto persone vicine al primo ministro Edi Rama, compresa Vlora Hyseni, da lui nominata alla guida dei servizi segreti e accusata di corruzione.

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Il premier respinge le dimissioni

Dopo un periodo di silenzio, Rama ha diffuso un video girato nel cortile di una scuola danneggiata e ha escluso l’ipotesi di lasciare l’incarico. In dichiarazioni rilasciate a Reuters ha sostenuto che il suo compito è ascoltare le preoccupazioni dei cittadini, affrontarle e portare avanti il percorso dell’Albania verso l’adesione all’Unione europea. A suo giudizio, una scelta diversa costituirebbe un tradimento del mandato ricevuto dagli elettori.

Il capo del governo ha anche parlato di «infiltrazioni esterne» nelle proteste, accusa ripetuta dal vertice della polizia, già bersaglio delle critiche per la gestione degli scontri. Gli studenti, però, insistono sulla richiesta di dimissioni e hanno adottato lo slogan «Quando è troppo è troppo».

Anche l’opposizione guidata dall’ex premier e presidente Sali Berisha appare lontana dal poter trarre pieno vantaggio dalla crisi: i suoi esponenti sono stati contestati nelle piazze insieme al governo. Intanto, secondo Lulzim Tanushi, avvocato presente alle manifestazioni, la protesta nasce da anni di mancato ascolto. «Questo governo è corrotto, guidato e gestito da un primo ministro corrotto», ha affermato, mentre Tirana si preparava a una nuova notte di scontri.

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