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Attualità 2 min di lettura10 ore fa

Alassio, 50 milioni in Russia e 11 di tasse contestate: il caso

Una cittadina straniera legata a un potente oligarca russo avrebbe concentrato in Liguria i propri interessi, secondo la Guardia di finanza di Savona.

Un patrimonio finanziario in Russia stimato in circa 50 milioni di euro e immobili di pregio in Liguria hanno portato a una contestazione fiscale complessiva da circa 11 milioni. Al centro dell’accertamento della Guardia di finanza di Savona c’è una donna straniera, indicata come parente di uno degli oligarchi più influenti della Russia, che secondo gli investigatori avrebbe avuto ad Alassio il principale punto di riferimento personale ed economico.

La verifica riguarda la sua effettiva residenza fiscale e i redditi che, proprio per questo motivo, avrebbero dovuto essere dichiarati in Italia. Sul piano penale la donna è stata denunciata alla Procura di Savona per omessa dichiarazione, mentre l’Agenzia delle entrate ha avviato il procedimento per recuperare le somme ritenute dovute.


La ricchezza rimasta fuori dal fisco

L’indagine è partita dal controllo sulle compravendite di immobili di lusso nel Ponente ligure. Nel mirino è finito innanzitutto un attico acquistato ad Alassio nel 2018 per più di 2 milioni di euro, insieme ad altri sei appartamenti distribuiti in Liguria, il cui valore complessivo è stato stimato in circa 5 milioni.

Il quadro economico più significativo, tuttavia, sarebbe emerso dall’analisi delle attività detenute in Russia. Gli investimenti, valutati intorno ai 50 milioni di euro, corrispondenti a oltre 4 miliardi di rubli ai cambi attuali, avrebbero prodotto tra il 2019 e il 2024 rendite finanziarie, canoni di locazione e ulteriori proventi.


Il nodo della residenza fiscale

Per ricostruire la posizione della contribuente, i militari hanno confrontato i dati delle banche dati con le informazioni relative a conti correnti, investimenti, immobili e consumi domestici. Anche le utenze e il loro utilizzo sarebbero stati considerati elementi utili a sostenere l’ipotesi di una presenza abituale ad Alassio.

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Secondo la Guardia di finanza, cittadinanza e iscrizione anagrafica non bastano a stabilire dove una persona debba pagare le imposte. In caso di collegamenti con più Stati, assumono rilievo i legami personali ed economici prevalenti: per gli investigatori, questi avrebbero condotto alla Liguria, dove la donna avrebbe vissuto soprattutto grazie ai rendimenti del patrimonio russo.


Le imposte contestate e la denuncia

Dalla ricostruzione fiscale sarebbe emersa una base imponibile Irpef non sottoposta a tassazione pari a circa 7 milioni di euro. A questa cifra si aggiungono l’Ivafe, relativa alle attività finanziarie possedute all’estero e mai indicata, e l’Ivie sugli immobili fuori dall’Italia, che secondo gli accertatori sarebbe stata evasa per oltre 4 milioni di euro.

Nel complesso, le somme contestate arrivano così a circa 11 milioni di euro. Gli importi sono stati ricalcolati anche alla luce della sospensione delle principali clausole della convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Russia: in base alla ricostruzione della Guardia di finanza, non sarebbe stato possibile applicare i precedenti meccanismi per sottrarre le imposte eventualmente pagate all’estero.

L’Agenzia delle entrate procederà ora al recupero delle somme indicate nell’accertamento. Parallelamente, la denuncia per omessa dichiarazione riguarda la mancata presentazione delle dichiarazioni annuali che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state necessarie dopo aver individuato in Italia la residenza fiscale della contribuente.

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