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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Alaska, un candidato omonimo accende i sospetti sul voto

L’Fbi indaga sui finanziamenti, mentre la certificazione dei risultati potrebbe richiedere fino a due settimane

Un’indagine federale negli Stati Uniti sta esaminando il ruolo di un candidato indipendente omonimo del senatore repubblicano Dan S. Sullivan, in corsa per il seggio dell’Alaska alle elezioni del 3 novembre. L’ipotesi è che la sua candidatura sia stata favorita per confondere gli elettori e sottrarre consensi al senatore uscente, agevolando la democratica Mary Peltola.

Donald Trump ha accusato i democratici di avere organizzato una frode elettorale e ha indicato Chuck Schumer come presunto artefice dell’operazione. Il governatore dell’Alaska Mike Dunleavy ha invece ventilato la possibilità di intervenire sulla certificazione del voto in presenza di irregolarità, ma un giudice ha respinto il tentativo preventivo dell’amministrazione di bloccare quella procedura in caso di sconfitta repubblicana.

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I sospetti sul candidato indipendente

Dan J. Sullivan, fino a poco tempo fa poco conosciuto, ha presentato ad Anchorage la propria candidatura indipendente al Senato nel 2026. La sua presenza sulla scheda ha alimentato i dubbi perché il nome coincide quasi completamente con quello del senatore repubblicano in carica, Dan S. Sullivan.

L’accusa sostiene che la candidatura sia stata costruita per generare equivoci al momento del voto. Dan J. Sullivan aveva negato di avere avuto contatti con il gruppo elettorale di Peltola dopo l’annuncio della sua discesa in campo, avvenuto a giugno. Negli ultimi giorni, tuttavia, è sparito dalla scena pubblica e non ha risposto alle richieste dei giornalisti.


L’indagine sui finanziatori

Gli investigatori dell’Fbi hanno iniziato a contattare alcune persone che hanno sostenuto economicamente la campagna del candidato indipendente. Tra loro c’è Charles Flint, che ha versato 500 dollari: un agente lo avrebbe cercato in un concessionario di imbarcazioni a Petersburg.

Secondo quanto riferito, l’agente avrebbe domandato al figlio di Flint se il padre si fosse sentito raggirato sull’identità del candidato finanziato. Flint ha escluso l’ipotesi: “Non mi sento affatto ingannato”, ha detto, aggiungendo che “non c’è alcuna confusione” e che “tutti sanno chi è il senatore uscente”.

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Il conteggio può durare due settimane

Il risultato dell’Alaska potrebbe pesare sull’attribuzione della maggioranza al Senato. La particolare conformazione dello Stato e il sistema basato sull’ordine delle preferenze possono allungare lo scrutinio fino a due settimane.

Le schede inviate per posta possono arrivare entro dieci giorni dal voto se spedite dagli Stati Uniti e fino a quindici giorni se provenienti dall’estero, purché rechino il timbro postale del 3 novembre. Se nessuno raggiungerà la maggioranza assoluta con le prime preferenze, si dovrà attendere la scadenza dei termini prima di ridistribuire i voti dei candidati eliminati.


I timori sulle contestazioni

Le dichiarazioni dell’amministrazione alimentano il timore che Trump possa contestare il risultato in caso di sconfitta e mettere in discussione la certificazione dei voti. Il Dipartimento di Giustizia e il Pentagono hanno assicurato che il voto sarà protetto e che agenti dell’Fbi e dell’agenzia per l’immigrazione non saranno presenti nei seggi.

Negli Stati Uniti, intanto, alcune unità della Guardia Nazionale sono state mobilitate per sostenere la sicurezza informatica, controllare i contenitori destinati alle schede e proteggere infrastrutture considerate sensibili. Le preoccupazioni riguardano anche una possibile campagna di disinformazione dopo il 4 novembre, finalizzata a mettere in dubbio la regolarità del voto e a ostacolarne la certificazione.

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