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AI senza regole, Gates indica il vero arbitro: i governi

Il fondatore di Microsoft rilancia l’allarme sui pericoli dell’intelligenza artificiale e chiede alle istituzioni di intervenire prima che sia troppo tardi.

Secondo Bill Gates, la supervisione dell’intelligenza artificiale non può essere affidata soltanto alle imprese che la sviluppano. Il fondatore di Microsoft indica nei governi il soggetto chiamato a fissare limiti e criteri comuni, mentre il dibattito sui possibili danni della tecnologia torna al centro dell’attenzione.


Il controllo non spetta alle aziende

Gates respinge l’idea che il settore tecnologico possa risolvere da solo i problemi legati all’AI. A suo giudizio, servono decisioni pubbliche e regole definite dalle istituzioni nazionali e internazionali, non semplici accordi interni tra le società coinvolte.

L’allarme, tuttavia, viene letto in modi diversi. Alcuni analisti ipotizzano che il nuovo tono adottato dai protagonisti della Silicon Valley possa riflettere anche interessi economici e dinamiche di mercato; altri lo collegano invece alla crescente consapevolezza dei rischi concreti.


Un rischio da un miliardo di vittime

In un’intervista a Nbc, Bill Gates ha sintetizzato così la sua preoccupazione: “Una tecnologia non controllata potrebbe causare un miliardo di morti”. La frase si inserisce nella richiesta di un intervento pubblico sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

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Prima di questa dichiarazione, ad agosto, Gates aveva già dedicato un saggio alle minacce associate all’AI. Il suo avvertimento ha assunto maggiore visibilità dopo l’intervento di Dario Amodei, ceo di Anthropic, che ha a sua volta chiesto di regolamentare la tecnologia e ha richiamato l’attenzione sui suoi possibili pericoli.


L’inaspettata svolta di Gates

La posizione appare significativa anche per il profilo di chi l’ha espressa. Gates è stato a lungo considerato fiducioso nei confronti del contributo che il digitale può offrire all’umanità, ma ora sottolinea la necessità di accompagnare l’innovazione con un quadro di garanzie.

Le sue precedenti riflessioni, secondo il testo, non avevano ricevuto l’eco auspicata. Il confronto avviato da Amodei ha però contribuito a riportare il tema in primo piano, lasciando aperta la questione sulle reali motivazioni dell’allarme: prudenza davanti a uno scenario pericoloso, esigenze del mercato o una combinazione dei due elementi.

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