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Attualità 1 min di lettura39 min fa

Accise ordinarie sul gasolio, il rifornimento torna più caro

Il taglio valeva quasi 4,9 centesimi al litro; la benzina resta esclusa e supera i due euro sulla rete stradale.

Da oggi, 8 novembre, il gasolio è tornato a essere soggetto alle aliquote ordinarie sulle accise. Il prezzo alla pompa è destinato a salire di poco meno di 4,9 centesimi al litro, comprendendo l’Iva.

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I prezzi rilevati alle pompe

La rilevazione diffusa domenica dall’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese si è fermata alle prime ore della giornata. Sulla rete stradale, il diesel è stato indicato a una media di 2,223 euro al litro con rifornimento autonomo, mentre la benzina si è attestata a 2 euro.

In autostrada i valori medi sono risultati più alti: 2,277 euro al litro per il gasolio e 2,029 euro per la benzina. I listini, già elevati rispetto alla media italiana, restano comunque sotto i massimi toccati nelle settimane precedenti. Sul diesel, però, l’aggiornamento fiscale aggiungerà ancora alcuni centesimi.


Il taglio non è stato prorogato

Lo sconto è terminato il 7 novembre e non è stato rinnovato nella Gazzetta ufficiale pubblicata sabato. La riduzione riguardava esclusivamente il gasolio: per la benzina non cambia quindi nulla sul piano delle imposte.

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Il governo ha valutato fino all’ultimo una nuova estensione attraverso il meccanismo delle accise mobili, alimentato dal maggior gettito Iva legato all’aumento dei carburanti. Venerdì Giorgia Meloni aveva detto che l’esecutivo lavorava «giorno e notte» sul dossier.


L’effetto sui conti pubblici

Con il ritorno delle aliquote complete, lo Stato incassa circa 3,5 milioni di euro in più ogni giorno. L’erario mantiene inoltre l’extragettito Iva maturato a ottobre, insieme alla parte di quello di settembre che non era stata utilizzata.

Per gli automobilisti, l’impatto immediato resta circoscritto alla componente fiscale del diesel. L’assenza della proroga ha tuttavia riportato il prezzo del carburante al livello precedente all’agevolazione.

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