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Attualità 2 min di lettura25 min fa

Skipass, rincari fino al 43% in 5 anni

L’associazione segnala aumenti anche per alloggi e servizi: nel 2026 due milioni di italiani hanno rinunciato alla neve.

La stagione sciistica 2026/2027 parte con prezzi più alti per gli appassionati della montagna. Gli aumenti riguardano skipass, strutture ricettive, ristoranti e servizi collegati alle vacanze sulla neve.

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Le tariffe giornaliere

Secondo il monitoraggio di Assoutenti, il biglietto valido per un giorno costa 89 euro per un adulto nel circuito Dolomiti Superski. A Courmayeur la spesa arriva a 75 euro, mentre il prezzo è di 72 euro al Civetta e di 69 euro al Sestriere.

Il confronto con la stagione precedente mostra gli incrementi più marcati a Courmayeur, dove la tariffa è salita dell’8,7%. Seguono La Thuile con il 5,2%, Bormio con il 5% e la Vialattea con il 4,5%.


Gli abbonamenti stagionali

Per uno skipass stagionale durante l’alta stagione, in Valle d’Aosta un adulto deve mettere in conto 1.590 euro. L’importo raggiunge 1.876 euro includendo anche gli impianti di Zermatt; sulla Vialattea servono 1.300 euro.

Il pass del Dolomiti Superski costa 990 euro se acquistato in prevendita entro il 24 dicembre, mentre a Livigno la spesa è di 980 euro. Su base annua, gli aumenti vanno dall’1,6% di Livigno al 5% applicato in Valle d’Aosta.

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Il confronto con il 2021

Rispetto a 5 anni fa, il prezzo del giornaliero è cresciuto del 43,3% a Livigno, del 37% a Bormio e del 36,6% sulla Vialattea. L’aumento è del 33,9% a Courmayeur e del 32,8% nel comprensorio Dolomiti Superski.

Anche i pass stagionali hanno registrato rincari consistenti: in Valle d’Aosta l’incremento quinquennale è del 34,7%, a Livigno del 24,5% e al Civetta sfiora il 20%.


L’impatto sulle vacanze

Il costo complessivo della settimana bianca comprende anche pernottamenti, rifugi, pasti, lezioni, noleggio dell’attrezzatura e altri servizi. Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, ha definito gli aumenti un «boomerang per gli operatori del settore» durante la presentazione del rapporto.

Tra gennaio e marzo 2026, secondo i dati citati dall’associazione, 2 milioni di italiani hanno rinunciato a una vacanza sulla neve rispetto allo stesso periodo del 2019. La riduzione delle presenze ha comportato una perdita stimata in 1,5 miliardi di euro di giro d’affari.

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