Abderrahim Fakir, la nipote respinge le scuse dell’agente
Yossra contesta la gestione dei soccorsi e chiede chiarezza sulle immagini dell’intervento a Bologna
Yossra Fakir ha respinto le scuse dell’agente coinvolto nella morte dello zio Abderrahim.
GioiaPura
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Una sofferenza rimasta nascosta
La nipote ha raccontato al Corriere della Sera di non aver intuito quanto Abderrahim stesse male. In famiglia, ha spiegato, appariva solare, affettuoso e ironico, sempre disposto a scherzare e a far sorridere gli altri.
Solo ripensando a quei giorni Yossra si è chiesta se dietro quel comportamento potesse esserci un disagio mai mostrato. Secondo lei, le persone vicine possono non accorgersi della sofferenza di chi amano, anche quando è profonda.
I dubbi sui soccorsi
La famiglia sostiene che alcuni residenti del Pilastro siano intervenuti per correggere la prima versione riferita ai parenti. Quando il padre e la zia di Yossra arrivarono, gli agenti avrebbero detto loro che Abderrahim era già morto; i residenti avrebbero invece ricordato l’esistenza di filmati sull’accaduto.
La nipote chiede che siano esaminati alcuni passaggi delle registrazioni: l’impiego dello spray al peperoncino nella bocca dell’uomo e il massaggio cardiaco eseguito mentre aveva ancora mani e caviglie bloccate. Fakir, precisa, non era armato; inoltre sull’ambulanza non c’era un medico e lui avrebbe domandato aiuto più volte. Da qui il dubbio della donna sulla possibilità di intervenire prima.
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Le immagini e la verità
Yossra ha saputo delle frasi pronunciate dagli agenti attraverso l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo. Il contenuto l’ha lasciata, insieme ai parenti, profondamente scossa, soprattutto perché quelle parole sarebbero state pronunciate mentre lo zio affrontava i suoi ultimi momenti.
«Da chi indossa una divisa ci aspettiamo protezione, rispetto», ha detto la nipote, criticando parole che a suo avviso hanno aggravato la lesione della dignità di una persona in difficoltà. La presenza della telecamera indossabile, ha aggiunto, ha reso possibile conoscere quei fatti: «Se non ci fosse stata, cosa sarebbe emerso?». La famiglia chiede verità e responsabilità, non compassione né risposte di facciata.
Il rifiuto delle scuse
Yossra non considera sufficiente il gesto dell’agente. «Delle sue scuse non so che farmene», ha dichiarato, spiegando che non le accetta né lei né il resto della famiglia e che quelle parole non possono essere cancellate dopo la loro diffusione pubblica.
A suo giudizio, il rispetto doveva essere garantito durante l’intervento, davanti a un uomo in difficoltà, non soltanto in seguito. La nipote ha comunque precisato di non avere competenze mediche per stabilire quali procedure fossero necessarie, ma ritiene che i video realizzati dai residenti pongano interrogativi che devono essere chiariti.
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